PRIVATE di Saverio Costanzo

Di Gianfranco Cercone

* Propongo un esperimento per verificare la qualità di un film. Si prenda il suo spunto di partenza, e si provi a svolgerlo mentalmente, nel modo più immediato, senza elaborarlo troppo. Se il prodotto di questa meccanica immaginazione somiglierà da vicino al film da valutare, difficilmente si tratterà di un gran film. (Un film bello, di solito, è anche sorprendente perché guarda alla realtà con una profondità maggiore rispetto al senso comune). Nel caso di Private di Costanzo, lo spunto è l’occupazione della casa abitata da una famiglia palestinese, ad opera di una truppa di soldati israeliani. Si provi a pensare: come reagirà la famiglia? Ci sarà chi vuol scappare e abbandonare l’abitazione; chi vorrebbe sfidare i soldati e trasgredire i divieti che prescrivono ai legittimi proprietari; chi si rassegna; chi, esasperato, pensa di diventare terrorista. E i soldati occupanti? Saranno sì dei prepotenti, ma anche vittime loro stessi delle logiche della guerra, sfiniti da quel conflitto, e desiderosi di tornare a più piacevoli e pacifiche attività. Il film di Costanzo è in gran parte il resoconto di queste reazioni. La sua è una cronaca dinamica, tenuta con ritmo, moderatamente avvincente, ma anche, va detto, ovvia e superficiale. In gran parte, dico. Perché il film si riscatta quando descrive il personaggio del capofamiglia palestinese. La figura del saggio, di colui che di fronte al pericolo mantiene lucidità ed equilibrio, e indica la migliore strategia di comportamento, esercita sempre un fascino. E Costanzo, in quel padre di famiglia, riesce a creare un vero saggio, che trova in sé il giusto mezzo fra resistenza e inevitabile accettazione della legge del più forte. * Redattore della rivista “Cinemasessanta”, collaboratore del “Dizionario critico dei film” della Treccani


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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