Cohn-Sherbok, a proposito di ebraismo

di Fabrizio Amadori

Per comprendere la questione mediorientale, occorre conoscere la storia. Per quanto riguarda gli ebrei, suggerisco innanzitutto la lettura della Breve storia dell’ebraismo, di Dan e Lavinia Cohn-Sherbok. Il criterio decisivo dell’ebraicità è la discendenza biologica più che la convinzione religiosa: “L’ebraicità passa di madre in figlio attraverso le generazioni ed ebrei si nasce e non si diventa”. L’ebreo spesso non è credente. Egli cioè non crede in Dio, ma solo nel comune retroterra etnico o nella necessità dell’esistenza dello Stato di Israele, a cui offre sostegno finanziario. I Cohn-Sherbok danno ampio spazio alla componente laica dell’ebraismo. Il libro infatti parla dello sviluppo della religione ebraica, ma anche di tutti quegli eventi storici che contraddicono la fede a) in un Dio provvidenziale e, b), in un Dio che dovrebbe condurre il suo popolo nella Terra promessa nei giorni del Messia. Per quanto riguarda il punto b), ad esempio, i giorni del Messia non sono ancora arrivati, eppure la Terra promessa, Israele, è già stata raggiunta. I Cohn-Sherbok fanno inoltre notare malignamente che Israele è uno Stato laico dove l’osservanza religiosa è volontaria e dove gli abitanti intendono la propria ebraicità soprattutto come un’identità nazionale. Non si direbbe proprio la terra promessa da Dio! Lo scopo del libro è quello di fornire un quadro il più possibile ampio dell’ebraismo, senza fare preferenze per questo o quel movimento. Nella storia di tale religione, infatti, molti furono i gruppi che pensavano di essere gli unici detentori della verità: i farisei dei tempi di Gesù, che disprezzavano i sadducei, come i caraiti del IX secolo, come gli hassidim del 1700. La maggiore devozione quasi sempre prendeva la strada dell’irrazionalismo: che significava rifiuto dei costumi dei gentili, maggiore adesione al testo biblico e, spesso, fanatismo. Nella prima parte del libro gli autori indicano alcune regole rabbiniche assai importanti per l’esegesi biblica. Tra queste vi è la regola dell’inferenza dal maggiore al minore (se l’induzione si applica in una questione di minore importanza è applicabile anche in una di maggiore), o quella per cui la decisione finale va presa in base all’autorità più tarda. Allo sviluppo del pensiero filosofico ebraico contribuì tutta una serie di incontri, innanzitutto quello con le idee degli studiosi caraiti e musulmani. Veramente fondamentale fu però solo l’avvicinamento con la filosofia greca che, tramite Salomon ibn Gabirol (1100 circa), influenzò la successiva grande mistica ebraica con l’idea plotiniana dell’emanazione. Anche la filosofia cristiana imparò molto da tale incontro: il tentativo di sintesi di Maimonide (1135-1204) tra filosofia aristotelica e dottrina dei rabbini, ad esempio, anticipò e condizionò l’analoga operazione effettuata più tardi da San Tommaso d’Aquino. A partire da Tommaso la ragione per il cristianesimo ha una grande importanza nella ricerca della verità. Dall’ebraismo medioevale invece la razionalità è guardata con sospetto (nonostante Maimonide) in quanto spesso causa di apostasia o eresia. È noto il caso di Spinoza, accusato perché suggerì che la Torah (Pentateuco) non fosse stata composta interamente da Mosè. Anche oggi gli ortodossi credono che la Torah fu scritta da lui: essi non riconoscono così che le discrepanze presenti nel testo sono spiegabili solo se la forma finale del racconto è fatta derivare da più fonti. Nella storia gli ebrei furono spesso vittime di stragi. Da quelle compiute dagli assiri, dai seleucidi e dai romani (nel 74 d.C. espugnando la fortezza palestinese di Masada essi spinsero i difensore zeloti al suicidio collettivo) a quelle feroci compiute dai russi e dai nazisti in nome di un antisemitismo diffuso anche tra gli intellettuali evoluti come Kipling, Belloc e G.K. Chesterton. Un antisemitismo terribile che generò infine in Palestina il sionismo armato, capace di fare morti eccellenti, tra cui il ministro inglese Moyne, e di inorridire quindi i moderati. Ma nel 1945, quando si comprese tutta l’enormità dell’Olocausto, fu creato un movimento unitario di resistenza ebraica. Secondo gli autori la sfida per il futuro è di rendere la fede di Abramo abbastanza attraente da mantenere l’unità del popolo ebraico nel terzo millennio. Ma, soprattutto oggi, in Palestina la vera sfida è la sopravvivenza: e, dal suo insediamento nel 1948, il governo israeliano ha deciso che la fortezza di Masada non dovrà cadere mai più.


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