Il blasone di Pannella

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera:

Solo chi non conosce quanto sia singolare la storia dei radicali di Marco Pannella può stupirsi del fatto che essi oggi, senza imbarazzo, trattino contemporaneamente con il centrosinistra e con il centrodestra per un possibile accordo elettorale. Non si tratta di «trasformismo», il pendolarismo tra sinistra e destra da sempre praticato, in cambio di poltrone, dal notabilato italiano. Ha a che fare, invece, con quel carattere anomalo e anticonformista dei radicali che ha sempre reso difficile, per amici e avversari, «classificarli»: talché, nella loro storia, i radicali hanno avuto spesso la ventura di essere considerati «di sinistra» dalla destra e «di destra» dalla sinistra. La ragione per cui essi possono trattare con la sinistra come con la destra, suscitandovi sia apprezzamento che repulsione, è semplice. I radicali hanno qualcosa (ma solo qualcosa) in comune con entrambe. Da liberal-libertari, hanno in comune con una parte della destra la scelta «occidentalista», pro-americana (e tanto più pro-americana quanto più gli americani fanno proprio ciò che non piace alla sinistra, si impegnano per esportare democrazia e libertà), e una propensione per il liberalismo di mercato (ciò che in Italia viene detto «liberismo»): riduzione delle tasse, liberalizzazioni. Contemporaneamente, sono in conflitto con la destra sui diritti civili: lo scontro sulla fecondazione assistita (letta dai radicali, in modo a mio giudizio un po’ riduttivo, come una questione «solo» di diritti civili) è l’ultimo episodio di una lunga sequela di conflitti che hanno visto i radicali, fin dai tempi del divorzio, contrapporsi, prima ancora che al moderatismo italiano, alla gerarchia cattolica. A parti rovesciate, quel che vale per la destra vale per la sinistra. Con la sinistra i radicali hanno punti di contatto sui diritti civili (furono proprio loro, con le loro battaglie, nel corso degli anni, a spingere una parte della sinistra ad apprezzarli) ma ne sono distanti sia su molte questioni di politica internazionale (Iraq in testa) sia sui temi della libertà economica. Essendo l’unico partito italiano coerentemente individualista (nel senso che rigorosamente individualista è la sua concezione della libertà) si trovano ad avere qualche affine, per ragioni diverse, in entrambi i poli, insieme a nugoli di nemici da tutte le parti. Per giunta, i poli sono internamente eterogenei e quindi i radicali hanno avversari a sinistra anche sul côté dei diritti civili (la polemica con la Chiesa non piace ai cattolici di sinistra, e il garantismo radicale disturba i giustizialisti) e avversari a destra (ad esempio, la destra sociale di An) anche sul côté delle libertà economiche. Per non parlare dell’opposizione della Lega, il cui «comunitarismo» è poco compatibile con l’individualismo radicale, e dei cattolici dell’Udc. Pannella lo sa e quindi non propone alleanze organiche: chiede solo, all’uno o all’altro dei due schieramenti, «ospitalità». I leader dei poli si trovano di fronte a un dilemma. Con questo sistema elettorale, ove bastano pochi voti a decidere la vittoria, lo schieramento che fa l’accordo acquista un vantaggio. Al tempo stesso, è difficile piegare i più acerrimi nemici dei radicali. Convenienze elettorali a parte, nei due poli l’alleanza con i radicali è voluta soprattutto da coloro che aspirano a connotare in senso più «liberale» il proprio schieramento. I radicali possono far perdere voti ma anche farne guadagnare. Hanno un blasone temuto e ambito. Proprio di chi, nella sua ormai lunga storia, ha dato lezioni di libertà a tanti senza mai bisogno di prenderne da nessuno.


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