Il respiro democratico

Da Ansa.it PER COMMISSIONE HANNO VOTATO 8 MILIONI

La commissione elettorale irachena ha detto oggi che la precedente cifra del 72 per cento dei votanti era ”soltanto una stima” e che circa otto milioni di iracheni (il 60 per cento degli aventi diritto) potrebbe aver votato. Di Valeria Manieri La strada è lunga,è vero, ma qualcuno sospettava fosse una strada senza uscita… e invece… Sfidando le bombe, le minacce di un terrorismo che agonizza e che tenta di intimorire chi vuol voltare pagina e iniziare un cammino difficile ma responsabile,gli iracheni sono andati a votare. Questa è stata la loro risposta,contro la nostra atrofia,la mancanza di speranza verso chi si muove eccome, che non vuole una inerzia della volontà, che certo non desiderava esser succube di Saddam Hussein. In quanti a poche ore dal voto in Iraq avranno pensato:"tanto loro non la vogliono la democrazia, non ne sono capaci"? Sono capaci,strofinate gli occhi,spalancate le orecchie. Nonostante le bombe dicevamo, nonostante gli americani, nonostante la guerra, nonostante il cicaleccio che vi è stato intorno al tutto che anche qui in occidente riducevan a niente. Nulla certo non sono circa 8 milioni di iracheni. E ogni singola scheda, ogni voto, ogni persona che ha rischiato la propria vita pur di esprimere la propria volontà, rappresenta un mattone per iniziare a costruire le fondamenta di una democrazia possibile. Una risposta importante anche per chi era sicuro che agli iracheni in fondo andava benissimo Saddam, a quelli che credevano che avrebbero detto che "Si stava meglio quando si stava peggio". E’ faticoso, rischioso, ma quando si "stava peggio" si stava male davvero.Eravamo noi quelli ad esser tranquilli, a volere una pace forzata nel silenzio sui loro massacri. Certo,si dovrà lavorare sulla sicurezza, sull’informazione, sulla creazione di una opinione pubblica che possa applicare il principio del "conoscere per deliberare", ma,nonostante tutto e i nostri dubbi, come avrebbe detto "qualcuno" che amava guardare le stelle e convincere gli altri che proprio non ne volevan sapere " Eppur si muove". Si muove, la vita, la speranza, la voglia di esserci, di rischiare. Il respiro democratico, quel primo soffio c’è, è vivo. Questa è la più grande soddisfazione, è un numero, una cifra una volta tanto non triste, un respiro che gonfia il petto, che rinfranca il cuore e che aiuta tutti a continuare il lavoro.


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