Come ti strangolo una “rivoluzione arancione” in fasce

Da http://nicoladellarciprete.blogs.com

Di Nicola Dell’Arciprete Sangue e terrore sul Volga. E’ un po’ colpa nostra. Colpa di chi pensava solo a Kiev ed a Yushenko se un’altra piccola “orange revolution” e’ abortita, prima del terzo mese. Il Volga e’ un grande fiume ed e’ circondato da piccole repubbliche, tutte sottomesse al grande impero russo. E’ un crogiuolo di roba strana, quasi indecifrabile: russofoni, bulgari, tatari, mordoviani, bashkiri, tedeschi smarriti nelle steppe, ucraini. Roba da fare invidia al Caucaso ed ai balcani. A Mari El, una di queste piccole repubbliche ritagliate dal freddo ci sono i discendenti di tribu’ ugro-finniche, sottomesse prima al Khazar Kaganat, poi ai Bulgari del Volga, all’orda d’Oro ed al Khanato di Kazan. Praticamente un incrocio autostradale senza semafori e cavalcavia tra Ovest ed Est, tra Slavi e Turchi, tra Islam e Cristianita’. Il presidente di Mari El Leonid Markelov che legge i giornali (e gli avvertimenti della FSB) aveva avuto notizia di quelle strane “rivoluzioni” a Kiev e Tiblisi. E sapeva che i suoi oppositori si sentivan tutti un po’ piu’ arancioni da qualche tempo, soprattutto da quando si erano permessi di ricorrere contro le ennesime frodi elettorali alla Kouchma. Markelov, il presidente di Mari El, Kouchma lo stimava, ne apprezzava la politica, i metodi, forse si scrivono ancora, ma non capiva come fosse riuscito a farsi scivolare la situazione dalle mani. Lui non avrebbe commesso gli stessi errori. E non li ha commessi. Prima ha iniziato ad arrestare i giornalisti e per sbaglio ha arrestato la corrispondente di Radio Free Europe, scatenando una valanga di reazioni, che di solito si risparmiano quando tocca ad un reporter russo. Poi ha vietato le riunioni dei suoi oppositori, che riuscirono solo a riunire l’assemblea straordinaria del popolo mari all’estero. Una specie di AIRE ugro-finnica con meno Tremaglia e orecchiette e piu’ vodka e politica. E per finire, non appena un gruppo di 300 coraggiosi oppositori si sono presentanti in piazza Lenin a Ioshkar-Ola scandendo gli slogan della nonviolenza appresi dalle rose georgiane e dagli arancioni ucraini li ha fatti tutti arrestare. Punto e basta. La rivoluzione arancione e le rose non attecchiscono da queste parti, dice qualcuno. Adesso pero’ siamo avvisati. La prossima volta, queste prove di rivoluzione nella pancia dell’impero non sembreranno troppo strane. La prossima volta non ci sara’ l’alibi ucraino e se ignorassimo, sara’ davvero soltanto colpa nostra. O no?


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