Una porta sull’Oriente

Di Fabrizio Cicerchia

Sull’ingresso della Turchia in Europa, se n’è sempre parlato tanto, e come non sarebbe potuto? Dopotutto la Turchia è un paese dagli usi, costumi e religione, ( cosa quest’ultima che nonostante quello che se ne dica conta e anche molto) completamente diversi dai nostri. Il suo possibile ingresso ha scosso e diviso l’opinione europea, non solo quella della classe politica ma anche l’opinione popolare infatti, in questo momento, decisivo per questo storico ingresso, gli animi si sono inevitabilmente surriscaldati. Sarò sincero, io per primo ho difficoltà da assumere una posizione netta in merito a questo spigoloso argomento, quindi ciò che voglio fare con queste poche righe non è convincervi della positività o negatività di questo evento, quanto quello di cercare di toccare, con voi, alcuni degli aspetti e prospettive che da europei dobbiamo necessariamente affrontare. Scevri da pregiudizi o timori ma anche senza sindromi dello struzzo o buonismi da “Political Correct”, analizziamo per quel che possiamo la situazione LE RAGIONI DEL SI Le ragioni del si possono avere varie motivazioni, da quelle economiche fino a quelle militari. La Turchia, che ricordiamo, fa parte della N.A.T.O. è in un ottima posizione strategica ed il suo esercito potrebbe rappresentare una ulteriore “barriera” per la difesa del nostro continente. Inoltre, molto importante è l’aspetto politico: la Turchia pur essendo un paese musulmano, e quindi dalla cultura diversa dalla nostra, come già detto, è però, tra i paesi islamici, da sempre il più occidentalizzato. Nelle sue strade troviamo i McDonald’s e le vetrine di Armani accanto al tipico chiosco di spezie, i giovani turchi vanno all’università, usano internet, viaggiano, insomma la nuova generazione sta crescendo con prospettive più vicine alle nostre che a quelle di un coetaneo somalo o pakistano. I tempi in cui Solimano il magnifico faceva tremare i popoli cristiani facendosi spazio in Europa a colpi di scimitarra, sono ormai passati e alla luce di quanto detto fin’ora, forse l’ingresso della Turchia nell’ Unione Europea permetterebbe il pieno raggiungimento di uno stato di democrazia e di modernità in un paese così lontano ma, per fatti oggettivi, così vicino a noi. Inoltre, una volta aperte le porte europee, forse la possibilità di vedere la Turchia rivolgersi ad altre organizzazioni come la Lega Araba, apparirà più remota, in caso contrario, sarò pessimista o esagerato, penso che potremmo dire addio ai sogni di una Turchia pienamente democratica e moderna. LE RAGIONI DEL NO Varie possono essere le motivazioni per il fronte del no, ma al di là dei discorsi stupidi ed anacronistici come quelli sulla “razza” o su una presunta “inferiorità culturale”, anche queste ragioni devono essere lette in chiave socio-politica. La condizione minima per entrare in Europa è quella di dimostrare di essere un paese democratico che rispetti i diritti umani. Posto ciò, la domanda che mi/vi pongo è la seguente: come accettare un paese che continua a portare avanti lo sterminio di un popolo, i curdi, umiliandoli, segregandoli, impedendo loro di parlare la propria lingua?. E’ vero, non sono più gli Ottomani, ma i turchi odierni, continuano ad essere un popolo estremamente “caldo”, che a stento si è liberato della pena di morte, peraltro senza neanche grande convinzione, e che non dimentichiamocelo, continua a mantenere il proprio illegittimo dominio sulla parte est di Cipro, isola culturalmente greca. Oltre a ciò, un episodio mi allarma: il colpo di coda che il fronte islamico conservatore ha avuto nelle ultime elezioni. Così come fece il popolo iraniano con la rivoluzione culturale capeggiata da Komeini, anche i turchi dopo un periodo in cui il processo di modernizzazione stava procedendo con una certa rapidità, è insorto seppur democraticamente, chiedendo un governo più ortodosso, più attento alle radici religiose, meno incline alle frivolezze occidentali e, cosa eclatante, che riproponesse una visione della donna con il velo. Ora, la rivoluzione iraniana e la vittoria del partito islamico turco si sono avvalsi di modalità diverse per ottenere ciò che volevano, ma mi chiedo, come inquadrare questo paese così progredito e moderno che pure ha sentito l’esigenza di ritornare ad un governo più confessionale? Come già detto, io per primo ho difficoltà ad avere una idea chiara in merito, l’appello e l’augurio che virtualmente posso rivolgere ai politici europei è quello di indirizzarsi verso una scelta dove la ragione sia la principale consigliera e non, come nel passato è accaduto più volte, ispirata dal portafoglio.


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