Una globalizzazione figlia più del protezionismo che del liberismo

Di Nicola Vono

Le critiche al liberismo portate dai no global, comunisti o da alcuni nostri compagni votati al dio del problema demografico-ecologista, intorno al quale tutto dovrebbe regolarsi, sono a mio avviso infondate, nel momento in cui attribuiscano al liberismo i mali di questo tipo di globalizzazione. A me sembra che l’attuale globalizzazione, viziata e piena di sbagli e difetti, che procura molti danni, che se ne frega del rispetto dei diritti umani, sia piuttosto figlia di una politica protezionista e di deficit spending, che ha creato e continua a mantenere privilegi per l’economie piu forti, in regole di mercato non per tutti uguali, anche rispetto alle grandi istituzioni finanziarie Banca Mondiale e Fondo Monetario. Siamo in presenza di un protezionismo agricolo europeo, americano sull’acciaio, una crescita Usa finanziata con il debito… io vedo poco di liberismo… e non parliamo poi dell’Italia, con ordini professionali, finte privatizzazioni (vedi RAI), liberalizzazioni solo in teoria(vedi mercato dell’energia…) Come Radicali proponiamo riforme liberiste per l’economia che siano accompagnate da riforme di democrazia e stato di diritto lì, come in Cina, dove un fenomeno di espansione economica è però privo di espansione del rispetto dei diritti umani. Sarebbe auspicabile che oltre alla corsa al miglior contratto commerciale con il colosso con gli occhi a mandorla, si usassero quei contatti per inserire democrazia nei meccanismi di quel regime assassino. Forse in un sistema autenticamente liberista, inteso all’Ernesto Rossi e non all’Agnoletto, ci sarebbe un maggior spazio per la crescita delle speranze di sviluppo economico e democratico per miliardi di persone.


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