Ferrara vs Ferrara

Di Luigi Pavone

“Che differenza fa se gli strumenti di sterminio vengono inventati e accumulati per incarico di oligarchie tiranniche o per deliberazioni parlamentari?” Ernst Jünger Giuliano Ferrara sostiene la legge 40 sulla fecondazione assistita. Firma però la richiesta di referendum abrogativo. Desidera che siano gli italiani a decidere su questioni bioetiche – e la fecondazione artificiale è di certo carica di implicazioni etiche. Difende il referendum contro ogni tentativo di insabbiarlo, perché in gioco non è soltanto un sistema normativo: se vince il referendum, dice, vince un’etica materialistica. Dai promotori del referendum questa posizione di Ferrara è sembrata tutto sommato onesta, molto diversa da quella di chi si batte contro la stessa celebrazione del referendum. Ma è proprio così? Replicando alla lettera del prof. E. Severino a Il Foglio, in cui il filosofo cercava di chiarire l’articolo pubblicato dal Corriere della sera del 1 Dicembre 2004 dal titolo L’embrione e la vita, il paradosso di Aristotele, Ferrara dichiara di aver capito l’articolo, ma ne dissente, dichiarando ironicamente oscuri gli argomenti addotti. Lo capisce a tal punto che con Severino si dice d’accordo sulla critica al costrutto metafisico di potenza: “l’embrione in quanto concepito è un essere umano in atto, altro che in potenza” [corsivo nostro]. Se le parole non sono usate a caso, questo vuol dire che la difesa del referendum da parte di Ferrara ha un senso molto discutibile: è la difesa della possibilità che per deliberazione parlamentare si affermi la legittimità di un vero e proprio strumento di sterminio.


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