Cecenia, immagini e parole dal buio

CECENIA immagini e parole dal buio Di Tommaso Ciuffoletti da http://inoz.ilcannocchiale.it/ “

… La piena forza del sistema giuridico può anche essere portata a dirigersi contro i media. L’11 gennaio, il Presidium della Corte Suprema ha deciso di appoggiare la liquidazione della Moscow Independent Broadcasting Company (MNVK), la società capogruppo dell’unico canale nazionale indipendente russo, TV-6. La liquidazione è il risultato di una causa fatta alla compagnia dalla LUKoil-Garant, un’azionista minoritario di TV-6. Uno dei critici più espliciti del presidente Vladimir Putin, l’uomo d’affari esiliato Boris Berezovsky, possedeva il 75% della stazione televisiva. […] Questi avvenimenti sono simili a quanto era successo all’ex stazione televisiva NT, di cui ha preso il controllo Gazprom, un monopolio statale su petrolio e gas. Molti giornalisti di NTV passarono appunto a TV-6 dopo che la loro stazione era stata messa sotto controllo. NTV si era fatta una reputazione di forte criticismo contro il regime, specialmente in connessione alle incursioni russe in Cecenia.” Questo breve resoconto mostra un chiaro esempio di come il sistema dei media in Russia sia sotto il costante ricatto – diretto od indiretto – del governo centrale ed è una perfetta introduzione all’intervista che ho fatto a Marco Masi, attivissimo bloggers del Cannocchiale – http://ceceniasos.ilcannocchiale.it – e webmaster del sito http://www.hrvc.net/main.htm, che dedica la propria costante e puntuale attenzione alla questione cecena ed ai suoi molteplici risvolti (ne approfitto per ringraziare subito Marco per la disponibilità e per l’estrema chiarezza ed esaustività con cui ha risposto alle domande). Proprio nella homepage del suo sito è citata una frase di Adriano Sofri: “The tragedy of Chechnya is the tragedy of Russia. – Europe is a happy and thoughtless continent. A continent that doesn’t think about it. About nothing. When it will be forced to think about it, it risks to pay a very high price. Its better it would begin to think about it”. Un monito a non sottovalutare, non solo la tragicità, ma anche l’importanza di quanto è avvenuto e sta avvenendo in Cecenia. Anche per questo, con Marco abbiamo parlato in particolare di un aspetto assolutamente rilevante della questione: quello dell’informazione. _ In un’intervista sul numero di Limes di questo mese Akhmed Zakaev, vice primo ministro del governo ceceno in esilio, ha dichiarato: “Questo conflitto (russo-ceceno) non può essere risolto con la forza. Oggi ceceni non sono in grado di cacciare dalla Cecenia i 200-300 mila militari russi. Così come i russi non sono in grado di schiacciare la volontà del popolo ceceno di essere libero e indipendente. Ci troviamo, russi e ceceni, in un circolo vizioso dal quale non possiamo uscire da soli […] Se la comunità internazionale mostrasse buona volontà e decidesse di intervenire, sono sicuro che questo conflitto sarebbe risolto in tre giorni”. Sei d’accordo? Parlare di 200-300.000 militari russi in Cecenia sarebbe esagerato. Si stima che ce ne siano circa 100.000. Piuttosto quei 100-200.000 in più sono gli uomini dei servizi segreti e che in buona parte sono composti da ceceni che lavorano a fianco del governo filo-russo (se ben ricordo Zakayev l’aveva specificato in quell’intervista). Comunque sono d’accordo con l’analisi finale. Maskhadov addirittura disse che, se ci fosse disponibilità al dialogo del Cremlino, 30 minuti di un faccia a faccia con Putin sarebbero sufficienti per arrivare almeno ad un cessate il fuoco. Forse 30 minuti o tre giorni è un po’ troppo ottimista, ma vero è che la comunità internazionale si è schierata troppo acriticamente con le posizioni di Putin e questo ha determinato il prolungarsi del conflitto. In questi anni il suo ostinato rifiuto a qualsiasi dialogo ed ad una soluzione politica nel Caucaso è stato sostenuto con il silenzio ed a volte anche apertamente dai governi europei e dagli USA. Così facendo quella parte moderata dell’indipendentismo ceceno e quella minoranza democratica russa che sono favorevoli ad una pacifica apertura delle trattative si sono trovati isolati contro un governo russo sempre più repressivo. Tutti gli spiragli di una soluzione politica sono stati quindi chiusi a priori con l’avvallo più o meno implicito della comunità internazionale. E questa è una delle ragioni principali per cui oggi molti giovani ceceni vedono fallito il tentativo politico e si sono convinti che l’unica alternativa sia quella di allinearsi alle posizioni estremiste di Basayev. Il punto cruciale è che ormai la Russia non è più una democrazia e si sta avviando definitivamente verso un autoritarismo che sotto molti aspetti si rifà al regime sovietico, e forse potrebbe essere anche peggio. Se l’occidente, invece di allearsi con le forze politiche e militari che sono nostalgiche di un passato di stampo stalinista, militarista ed imperiale che non c’è più, avesse invece sostenuto attivamente le forze democratiche e che si battono per le libertà civili ed i diritti umani in Russia, sono sicuro che le cose sarebbero andate diversamente. Purtroppo credo che ora sia troppo tardi, ed un collasso autoritario in Russia è ormai inevitabile. Ma rimane pur sempre vero che né i russi né i ceceni saranno in grado di uscirne da soli. Il blocco dei paesi democratici sarà prima o poi forzato dagli eventi ad intervenire in un modo o nell’altro. Che lo vogliano o no. Così come è successo per il nazi-fascismo in Europa. _ Proprio in questo senso credo possa ritenersi di grande importanza il ruolo dei media nel dare risalto internazionale alla questione cecena. Nella pagina dei link del tuo sito (http://www.hrvc.net/htmls/links.htm) sono riportati molti siti organizzate per sezioni, tra le quali: The Chechen “moderate” point of view, The Chechen Islamic point of view, The Russian government point of view. Potresti darci un quadro sintetico su come è articolato l’attivismo ceceno in Rete? Direi che ci sono essenzialmente tre filoni. Il primo, quello che io ho chiamato “moderato” (ma tutto è relativo) è rappresentato da chi propone una concezione democratica e laica per la Cecenia oppure dal gruppo di persone dell’ex governo di Aslan Maskhadov, l’ex presidente della Cecenia che governò poco prima dello scoppio della seconda guerra nel 1999. Si tratta di un filone politico intellettuale che pur sottolineando un suo profondo credo mussulmano è disposto ad accettare un dialogo politico e delle regole democratiche per un’assetto futuro della Cecenia. In particolare si sostiene il piano di pace di Ilyas Akhamdov (il ministro degli esteri del governo Maskhadov) in cui si progetta un governo di transizione sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’altro filone, quello rappresentato dal Kavkaz Center, e più vicino alle posizioni estremiste di Basayev, ed è spesso saturo di proclami di stile jihadista. Le informazioni provenienti da questo sito, che purtroppo viene preso spesso come riferimento dai media occidentali per la guerriglia cecena in generale, devono essere prese con le pinze. Si tratta di un luogo d’informazione spesso intriso di propaganda poco attendibile. Tuttavia ha il vantaggio di essere quello più informato sugli avvenimenti in tempo quasi reale. C’è infine un terzo polo informativo che è in buona parte composto da ceceni in esilio all’estero e spesso sostenuti da ONG sui diritti umani o fondazioni pro-democrazia (p.es. il Prague Watchdog, la Jamestown Foundation, l’American Cometee for Peace in Chechnya, ecc.) e che offrono informazioni sul conflitto. Tuttavia sconsiglierei di fissarci su una unica fonte d’informazione. La cosa migliore forse da fare, se ci si vuole tenere al corrente sulla situazione in Cecenia, è forse qu
ella di seguire una mailing list veramente notevole (fondata da un tedesco che vive in Danimarca e co-gestita da un polacco che sta in Canada) che è la chechnya-sl (http://groups.yahoo.com/group/chechnya-sl/). E’ una lista che ogni giorno riporta gli annunci, gli articoli ed i comunicati stampa provenienti da tutta la rosa dei siti web d’informazione sul conflitto, incluso le posizioni russe. _ Sempre sul tuo sito (http://www.hrvc.net/main.htm) e sul tuo blog (http://ceceniasos.ilcannocchiale.it/) ho notato che le immagini hanno un ruolo molto importante. Non sembri banale questa cosa, perchè su molti altri blog che frequento e che si interessano di diritti umani, non sempre incontro questa attenzione alle immagini. Ti andrebbe di segnalare qui, alcune di quelle che ritieni essere le più significative? magari accompagnandole ad un breve commento. La mia attenzione alle immagini nasce dal fatto che c’è una ferrea censura in Cecenia su tutto quello che vi avviene. Il governo russo non permette ai giornalisti indipendenti di entrare in Cecenia per riportare le notizie e ancora meno le immagini, se non secondo gli standard informativi imposti dal governo russo. Ed è comprensibile: nessun governo che perpetra sistematicamente violazioni di diritti umani sulla popolazione civile vuole avere testimoni. Quelle rare immagini che filtrano allora acquistano un valore maggiore, specialmente se testimoniano verità scomode e che fino a poco tempo fa venivano negate. “E’ tutta propaganda dell’occidente e dei servizi segreti occidentali”, questo è il leitmotiv che ci si sente raccontare da parte di molti russi a cui si parla di Cecenia. Il governo russo, da anni afferma che la guerra è terminata, che la ricostruzione di Grozny è in pieno svolgimento, che tutto sta ritornando alla normalità. Ed i media indipendenti d’opposizione in Russia che potrebbero fornire un’altra versione dei fatti sono stati chiusi oppure possono ormai operare solo in piccole nicchie informative. Il popolo russo non sa che cosa succede in Cecenia, ancora meno di quanto ne sappiamo noi. Ma quelle informazioni e specialmente quelle immagini testimoniano di un’altra verità. Come si suol dire, a volte un’immagine vale più di mille parole. P.es quella della vecchia che si porta dietro sulla schiena dei tappeti ed una foto, forse del marito deceduto, e che cammina tra le rovine di Grozny (www.hrvc.net/htmls/images.htm). Non ha più nulla se non quei tappeti e quel ricordo. Una immagine che trovavo tristissima e che fa stringere il cuore. _ Parlando di immagini e Cecenia mi viene in mente la figura di Antonio Russo (LINK), l’inviato di Radio Radicale ucciso quattro anni fa in Georgia, proprio mentre stava per tornare in Italia “per portare nuove testimonianze e documenti sull’atrocità della guerra in Cecenia”. Lo stesso Antonio Russo aveva portato in Italia delle immagini fornite dal NOHCHY, archiviate da Radio Radicale col nome di Reportage from Chechnya War e visibili alla pagina http://www.radioradicale.it/cecenia_war/video.html. Purtroppo, credo a causa del mio teutonico firewall, ho problemi a visualizzare quei video sul mio pc. Potresti commentarmi te quelle immagini, magari invitando anche chi leggerà questa intervista a dargli un’occhiata? Ho più volte sollecitato lo staff di Radio Radicale a sistemare il download di quei filmati che non si riescono scaricare, ma purtroppo senza risposta e pertanto non sono riuscito nemmeno io a visionarli per intero e solo con una qualità bassissima. Si tratta comunque di file video che testimoniano la vita di tutti i giorni a Grozny, dalle strade piene di fango dove i bambini giocano tra le baracche e i rottami di una città in rovina fino negli ospedali che sono ormai dei ruderi a causa dei bombardamenti del 1999-2000, e che tali sono rimasti fino ad oggi. Ma probabilmente i documenti per cui A. Russo è stato ucciso contenevano informazioni più scottanti: si parla di uso dei gas vietati dalla convenzione di Ginevra. Un’altra ragione per cui è stato eliminato, a mio avviso la vera ragione, è che la sua esecuzione doveva servire da esempio ed intimidazione verso il Partito Radicale Transnazionale, di cui era membro, affinché desistessero dal dare voce alle Nazioni Unite ad Umar Khanbyev, il ministro della sanità sotto il governo Maskhadov. Aldilà dei fimati di A. Russo, forse i filmati più scioccanti sono quelli dei reportage, specialmente di network televisivi francesi, che documentano la vita terribile di quelle popolazioni e gli abusi e le persecuzioni contro la popolazione civile in cecenia. Anche di recente ne è stato trasmesso uno interessante su raitre. Si tratta di documenti rari visto la censura di cui parlavo. Ma questi, per motivi di copyright, non vengono mai messi in rete. E’ un vero peccato. L’unico filmato-documentario (ma a dire il vero anche molto propagandistico della guerriglia cecena) che si può trovare in rete è “Confrontation” (http://www.ichkeria.250x.com/film.htm) _ Ricordo che l’idea dell’intervista è nata in seguito ad un tuo interessante commento ad un mio post, in cui citavo un’articolo che parlava di una offensiva informatica contro siti di attivisti ceceni. Ti andrebbe di riprendere quel commento, aggiungendo – se vuoi – qualcosa e segnalando qualche link interessante (magari anche tra i post del tuo blog)? Malgrado la mia esperienza come programmatore non sono un esperto di cyber-terrorismo o sicurezza informatica e non saprei offrire un link specifico sul tema. Posso più che altro dire che per esperienza personale si possa dire che è un dato di fatto che da Mosca partono svariati tipi di offensive informatiche contro chi ha creato siti che documentano le atrocità del conflitto ceceno. Io stesso ho ricevuto in varie occasioni i classici file .exe (che mi sono sempre guardato bene dal fare eseguire) che poi risultavano essere virus che, guarda caso, apparivano anche nella mailbox di altri gestori di siti simili. In certe occasioni gli hacker sono riusciti a prendere il controllo dei server gestiti dagli indipendentisti ceceni ed introdurvi dei comunicati falsi. Con tutta una serie di conseguenze del caso che li hanno costretti a smentite e rettifiche. Attacchi di questo genere sono frequenti e vanno avanti ormai da anni. Si vocifera (ma non sono in grado di confermarlo personalmente) che siano stati creati dei siti appositamente per attirare l’attenzione di tutti quelli che sono interessati alla causa cecena per poi, quando si collegano, rilevarne l’email automaticamente (suppongo che ci riescano tramite i cookies non disattivati) e successivamente controllarne l’attività in rete una volta contratto il virus o worm. Poi, non so come ci sia riuscito, ma in un’altra occasione, il gestore della su citata lista chechnya-sl riuscì a risolvere l’IP di provenienza di uno di questi attacchi e che risultò essere un ufficio di piazzale Lubjanka, il piazzale a Mosca che ospita il quartiere generale dei servizi segreti russi. E’ lecito pertanto dedurne che non si tratta di una attività casuale e momentanea di qualche adolescente annoiato, ma di un qualcosa di organizzato con tanto di approvazione e probabilmente anche finanziamenti da parte del governo centrale. _ La Russia del resto non fa segreto di voler controllare le informazioni che circolano in Rete. Pare che ancora una volta la battaglia contro la pedopornografia – “si ritiene che siano russi gran parte dei siti che spacciano pedoporno in rete” – e contro la libertà d’espressione rischino di andare a braccetto. C’è una cosa però che voglio chiederti. Tra i link rubricati come “The Chechen Islamic point of view” figura www.kavkazcenter.com, accompagnato dalla dicitura “frequently off-line”. Quel
sito, infatti, è stato inizialmente chiuso dalle autorità lituane e poi, riemerso in Finlandia, è stato chiuso anche lì. Per riapparire poco tempo dopo su un server svedese. Le accuse che gli vengono rivolte sono quelle, fatte dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, di aver a suo tempo ha ospitato le dichiarazioni dell’ideatore della tragedia di Beslan. Qual’è il tuo punto di vista su tale questione?
In particolare è la lotta contro il terrorismo che di fatto ha abolito la libertà di libera espressione in Russia. Le leggi per combattere il terrorismo sono diventati l’alibi per imporre censura, leggi emergenziali, restringimento delle libertà civili, ecc. E’ un processo di corrosione che va avanti da quando Putin è arrivato alla presidenza ed ha subito un’ulteriore accelerazione con gli eventi di Beslan. E questo a sua volta ha aperto le porte ad una menzogna di stato che sotto il governo di Eltsin almeno non c’era. La prima guerra cecena è potuta finire anche e forse soprattutto perché ai russi era ancora concesso sapere almeno in parte quali atrocità stavano commettendo i loro soldati. Oggi sono convinti che siano tutti dediti alla ricostruzione di case, scuole e ospedali. Per quanto riguarda il Kavkaz Center si tratta ormai di una lunga odissea (già molto prima della Lituania). La loro residenza in Svezia è solo l’ultima tappa e chissà quanto durerà. Però devo dire che forse questa è una delle poche cose per cui non riesco a biasimare Lavrov: il Kavkaz Center è di fatto un sito che si attesta su posizioni estremiste e non di rado ha dato ampia voce a Shamil Basayev, il terrorista ceceno più temuto. Basayev è stato definito come “eroe” e vi si possono trovare dei ragionamenti che seguono una logica di questo genere: “Dato che i cittadini russi hanno votato per Putin, e Putin è un criminale di guerra, allora uccidere i civili russi non è più un riprovevole atto di terrorismo, ma una legittima autodifesa”. Ora, si può discutere a lungo se sia giusto o meno dare voce a queste aberrazioni (ricordiamo anche la polemica che ci fu in Italia negli anni ‘70 sulla pubblicazione dei comunicati delle BR), ma trovo incredibile che in Europa non si riesca ad ottenere un visto d’ingresso per le madri dei soldati russi che vogliono tentare una mediazione pacifica con la controparte cecena e che hanno sempre e solo sostenuto una soluzione pacifica e nonviolenta del conflitto, mentre si trovano parlamentari pronti a stracciarsi le vesti per difendere un sito che propone proclami di questo tenore. Quello che forse in occidente si fatica a comprendere è che si può capire benissimo che cosa succede in Cecenia anche senza il Kavkaz Center. _ Per concludere, oltre ad invitare tutti a visitare il tuo blog (http://ceceniasos.ilcannocchiale.it) e il tuo sito (http://www.hrvc.net/main.htm), vorrei invitare te a segnalare le iniziative più importanti per una pacifica soluzione della questione cecena. La soluzione della questione cecena non può essere slegata dalla soluzione della questione del futuro della Russia che ormai si è avviata verso l’involuzione autoritaria. Penso quindi che la prima cosa da fare è di convincere i nostri governi che una realpolitik di appeasement con Mosca non funzionerà. Ci troviamo davanti ad una situazione simile a quella della Germania di Weimar negli anni ’30. Si stanno commettendo gli stessi errori di Chamberlain. Prevale ancora l’idea che sia meglio non disturbare lo zar per non subirne le ire. Si spera in una politica di contenimento del danno verso la Russia, una politica che si spera possa essere costruttiva e che allo stesso tempo non faccia innervosire il Cremlino. Credo che questo sia una vana chimera. Una pia illusione. Perché questo è un approccio che può funzionare con dei governi democratici o semi-democratici e con dei personaggi che hanno un background culturale in cui il valore del dialogo e della vita umana abbia almeno parzialmente un posto. Ma con personaggi incapaci di concepire la soluzione dei problemi se non con metodi autoritari, come uno Stalin, un Saddam Hussein, un ayatollah Khomeni, e anche un Vladimir Putin, alla lunga questa politica è stata e continuerà ad essere destinata al fallimento. A lungo termine le conseguenze non saranno solo politiche, ma anche di ordine economico e commerciale, come il caso Yukos ha già fatto intravedere. E più aspettiamo e più difficile sarà poi porvi rimedio. Proprio come avvenne con il nazi-fascismo. L’urgenza primaria dunque è che avvenga una svolta in occidente verso la Russia: non è più tempo per tacere, è l’ora di parlare chiaro. La verità deve prevalere sopra tutto. Prendere coscienza di questa cosa ed invitare i nostri governanti a ripensare l’attuale impostazione è il punto cardine senza il quale sarà inevitabile il precipitare della situazione non solo in Russia ma anche in occidente visto le conseguenze che questo comporterà specialmente per l’Europa. La cosa che inoltre l’Europa dovrebbe fare di più sarebbe quella di sostenere tutti quei movimenti e ONG in Russia, che si battono tenacemente per il rispetto delle regole democratiche, dei diritti civili ed i diritti umani. Obbiettivo primario dovrebbe essere quello di liberare i mass media russi dal controllo dello stato. Non c’è quasi più libertà di stampa in Russia e questo impedisce un qualsiasi progresso non solo nella risoluzione del conflitto ceceno ma in tutta la situazione in generale. Si dovrebbe moltiplicare il sostegno ad ONG come Memorial, a radio come Radio Free Europe/ Radio Liberty, aprire le porte a tutti coloro che prospettano soluzioni politiche pacifiche (invece di negargli i visti solo per compiacere a Mosca) Una cosa che forse si può fare per incominciare ad incentivare questo processo sarebbe quello di mettere anche solo una semplice firma sotto l’appello per il piano di pace di Ilyas Akhmadov, il ministro degli esteri del ex governo di Maskhadov, che chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l’egida dell’ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est (http://www.chechnya-mfa.info/). Molti ritengono simile prospettiva qualcosa di utopistico, ed in effetti ci sono buoni motivi per pensarlo, ma sostenerla sarebbe comunque un modo per lanciare un messaggio. Infine, ognuno di noi, nel suo piccolo, magari sul suo blog, sul suo sito o quant’altro, invece di parlare sempre e solo di Iraq e Palestina, si informi e spenda anche qualche parola per le popolazioni martoriate del Caucaso. Anche queste piccole cose possono aiutare per una pacifica soluzione della questione cecena


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