Melinda e Melinda

Di Gianfranco Cercone

* Lo spirito del film è già tutto nel preambolo. A New York piove a dirotto, e chiusi in un locale, intorno a un tavolo, un gruppo di personaggi fra cui due scrittori, inventano e si raccontano le storie di una certa Melinda. Perché in un contesto simile ci si scambiano storie immaginarie? La risposta è ovvia: per passare il tempo, e per il puro piacere di raccontarle e di ascoltarle. Quel puro piacere presiede al cinema di Woody Allen, e comunque a Melinda e Melinda. Così, per esempio, non troveremo nel film intenti di denuncia sociale, e nemmeno “messaggi” (o se ci sono, non ne sono la ragion d’essere. C’è chi ha scritto che qui Allen voleva dimostrare che nella vita coesistono aspetti allegri e tristi. Ma credete davvero che abbia costruito un film per dire una simile ovvietà?). Allen è il raro caso di un autore che ama il mondo in cui vive, e che non si stanca mai di descriverlo. E’ il mondo, molto selezionato e protettivo, del ceto agiato, colto, di New York. Le feste in casa, le uscite a teatro per poi cenare insieme con gli amici in un locale, le consuetudini (trovare un fidanzato o una fidanzata, per l’amico o l’amica single), le donne eleganti e sofisticate, brillanti o nevrotiche, gli appartamenti spaziosi, i casi della vita di coppia: tutto è reso con una precisione e una vivezza che non smette mai di ammaliare lo spettatore. Certo, Allen non nasconde che anche in quel mondo si diano mali e dolori. Così nel suo film si intrecciano le storie di due Melinde: una, aperta e positiva, che grazie al suo spirito supera le contrarietà, e le trasforma in buone occasioni; un’altra, disadattata cronica, a cui va tutto storto. Ma anche in questo secondo caso, considerato con simpatia e con affetto, a ben guardare quel che non va non è il mondo, ma il carattere del personaggio. E come ogni buon narratore, Allen sa che è il carattere che fa il destino. *Redattore della rivista Cinemasessanta, collaboratore del Dizionario critico dei film della Treccani


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

Comments are closed.