Confidenze troppo intime di Patrice Leconte

Di Gianfranco Cercone

* Poteva essere un’astrusità, e invece è un film che via via mi ha convinto e conquistato. La situazione: una giovane donna ha un appuntamento con uno psicanalista, sbaglia porta, e confida i suoi problemi più intimi a un commercialista. Dopo qualche giorno, però, si rende conto dell’errore. A questo punto, si poteva supporre, non restavano all’autore che due strade. La prima: la donna, per rabbia, per vergogna o per disinteresse, non incontra mai più il commercialista (in questo caso, naturalmente, il racconto sarebbe finito subito). La seconda: la donna si è innamorata del commercialista, e, magari sfruttando l’equivoco, continua a fargli visita. Il film, invece, segue una terza strada: la donna informa il commercialista che lei sa che lui non è uno psicanalista. E tuttavia continua a recarsi da lui come se fosse tale, raccontandogli le sue storie più personali, senza che né lei né lui tentino avances perché il loro rapporto evolva in una storia d’amore. Un’astrusità, dicevo. E invece questa singolare situazione risulta verosimile. Ecco perché. Il commercialista è un uomo solo, rassegnato alla solitudine, ama osservare le vite degli altri piuttosto che vivere la sua. Diciamo: un voyeur. La donna ha un marito semi-impotente, probabilmente ama farlo soffrire insufflandogli il sospetto di una relazione con un altro uomo, così come ama mostrarsi al commercialista, distesa sul divanetto del suo studio, come un oggetto bello e irraggiungibile. Diciamo: un’esibizionista. Questo incontro armonico di due perversioni complementari motiva in profondità due comportamenti che, altrimenti, risulterebbero quasi surreali. * Redattore della rivista Cinemasessanta, collaboratore del Dizionario critico dei film della Treccani


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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