Due considerazioni sul futuro dell’Iran

La prima questione è capire perché un Paese che galleggia sul petrolio dovrebbe spendere tanti soldi e rischiare sanzioni per produrre elettricità con l’energia nucleare.
I sospetti aumentano se si pensa che al Baradei, lo stesso inviato dell’A.I.E.A. che aveva denunciato l’infondatezza delle accuse americane all’Iraq, sostiene che l’Iran in passato abbia sicuramente mentito e fatto esperimenti che nulla avevano a che fare. Ultimamente si parla molto di un nuovo possibile fronte della guerra al terrorismo in Iran, ma molto poco si è scritto sui reali motivi di questo scontro.
Chiunque ami la politica mediorientale sa che il casus belli è la costruzione di una centrale nucleare nel Paese degli Ayatollah.
Gli U.S.A. e la cosiddetta “Nuova Europa” credono che dietro alla centrale nucleare si celi in realtà una bomba atomica dal momento che il materiale per realizzarla sarebbe ormai in possesso dell’Iran. Anche la “Vecchia Europa” ha molti dubbi ma, nonostante i tentennamenti, ha fatto finta di niente per molto tempo mentre le proprie industrie, insieme a quelle russe, vendevano le tecnologie necessarie per la centrale.
Ma perché aver paura di una centrale , con l’uso pacifico dell’energia atomica?
L’onorevole Andreotti sostiene che spesso a pensare male si arriva alla verità, allora pensiamo male per un attimo: perché mai il regime degli Ayatollah, di fronte ad una lunga agonia politica, dovrebbe rinunciare alla possibilità di reprimere nel sangue una probabile rivoluzione nel Paese senza che nessuno osi metter bocca per paura dei nuovi armamenti in possesso del regime, come avviene da anni in Corea del Nord?
E se quello che è accaduto in Iran negli ultimi dieci anni fosse stata solo una nuova e più lunga primavera di Praga destinata ad essere schiacciata sotto il peso di una bomba?
 L.F.


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