Ferro3 – La casa vuota

A cura di Gianfranco Cercone Redattore della rivista “Cinemasessanta”, collaboratore del “Dizionario critico dei film” della Treccani”

Ferro3 – La casa vuota di Kim Ki-Duk

Grandi lodi per l’ultimo film di Kim Ki-Duk, e più in generale entusiasmo di molti critici e cinefili per l’ultimo cinema sud-coreano. Ma almeno per quanto riguarda Ferro 3 – La casa vuota, pur riconoscendogli alcuni momenti buoni, prevalgono in me due fondamentali riserve.

1) Il film implica una visione della società coreana, semplicistica, inarticolata, perfino rozza. Lo affermo “a priori”, senza potermi essere fatto un’idea mia di quella società. So che però ogni società è un fenomeno complesso e contraddittorio. Mentre il film la riduce, in definitiva, al puro teorema (già noto a chi ha visto altri film coreani): “la modernità come degradazione”. Ci sarà anche del vero. Ma se uno spettatore si chiedesse: “Perché (quasi) tutti i personaggi sono così ottusamente violenti? Perché le storie d’amore sono così disperate? Perché i migliori tendono a starsene in silenzio, come se il dialogo fosse certamente impossibile?”, non troverebbe nel film alcun cenno non dico di risposta (si sa che le opere d’arte aprono domande, ma non forniscono risposte), ma di approfondimento del problema.

2) La storia. Un giovane misterioso, bello e buono, forse terrestre o forse un angelo, visita le case di poveri e di benestanti, pulisce i panni sporchi, consola le donne infelici, punisce (con ferocia) i mariti violenti, finché non viene spedito in galera, dove è fatto vittima di pestaggi e di crudeltà. Non gli resta allora che smaterializzarsi, diventare un fantasma, perché in questo mondo non c’è posto per gli uomini giusti. Per l’autore, era un compito non da poco: si trattava di inventarsi una specie di Cristo; o un personaggio come l’Ospite soprannaturale di Teorema di Pasolini. E inventarsi significa: dargli un carattere, un’anima, una fisionomia interiore. Ora, se osserviamo attentamente le espressioni del protagonista del film di Kim-ki Duk, difficilmente scorgeremo altro che un Narciso corrucciato.

***Generazione L ringrazia Gianfranco Cercone per aver accettato di seguire e arricchire la rubrica cinema del sito.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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