Precarietà esistenziale. Parliamone.

Di Valeria Manieri

Con sommo stupore ieri sera mi sono appassionata ad un dibattito svoltosi al Raccontando del Maurizio Costanzo Show, con protagonisti i ragazzi del pubblico, e due esponenti, uno dell’opposizione uno della maggioranza…
Piero Fassino per i DS e Renato Brunetta per Forza Italia.
Argomento: la precarietà del mercato del lavoro, e dunque la precarietà esistenziale della nuova generazione. Tanti i ragazzi in studio incazzati, giustamente. Laureati senza posto fisso, ragazzi impiegati da anni nei call center o in aziende che non rinnovano il contratto.
Ho sentito per una volta fare-specie da Brunetta- delle considerazioni sensate, a proposito dei Co.Co.Co, dei contratti di lavoro a progetto,sulla previdenza sociale, eguali diritti dei lavoratori e in generale sulle toppe di questo affannato sistema economico.
I risvolti della precarietà -che da un lato ha risolto il problema della disoccupazione- sono tuttavia preoccupanti: anni nei call center e nei fast food, e ci si arrende al “nel frattempo”, ovvero fin tanto che non trovo il lavoro che mi spetta, per cui ho studiato per anni, mi trovo il lavoretto.
Il problema attuale, senza incappare nell’orrore del mito del posto fisso, poiché una società flessibile è cosa santa e giusta, è che la laurea non è una garanzia per aspirare ad alcunché: anzi talvolta finisce per ostacolare anziché agevolare le assunzioni.
Ciò su cui siamo tutti d’accordo è che questo sistema e le nuove generazioni hanno mal assorbito l’impatto con la flessibilità, poiché non godono degli stessi diritti e le stesse possibilità dei lavoratori a tempo indeterminato.
Per farla breve chi ha un contratto a tempo determinato, oltre ad avere stipendi piuttosto modesti, non può permettersi il lusso di prendersi la febbre, non può aspirare ad acquistare una abitazione, poiché le banche non agevolano né prestano mutui e le aziende che assumono non aspettano neppure un secondo.
La precarietà lavorativa a quel punto diventa, inesorabilmente, una precarietà esistenziale e senza vie d’uscita.
Brunetta ieri sera proponeva di costituire un fondo “cuscinetto” per le banche che concedano il mutuo anche ai lavoratori precari.
Fassino invece proponeva -ma sinceramente non ho capito come possa rendere attuabile questa proposta, e soprattutto con quali soldi- di costituire una dote da dare da ogni ragazzo, e che si accumula dal momento della propria nascita. Un prestito che il fanciullo o la fanciulla possono investire per intraprendere una attività, ponendo anche la condizione che ratealmente, poco a poco, in un certo lasso di tempo, i beneficiari la restituiscano allo Stato.
Forse la prima ipotesi potrebbe agevolare la ripresa e la rincorsa al posto di lavoro e alla stabilità esistenziale della nuova generazione per supplire a quegli ammortizzatori sociali che non funzionano e che continuano a farci prendere delle gran “sederate”, con degli urti che la società non riesce ad assorbire.
Una società spezzata in due, dove coesistono posti fissi sottopagati e poco produttivi, e posti vacanti, gente vacante, persone che corrono da una parte all’altra senza riuscire a fare progetti a lunga scadenza.
Il canto delle sirene è troppo forte, la necessità di tirare avanti e di “campare” è più forte dei sogni. Questo è il vero dramma.Nessuno riesce ad essere un Ulisse in questo mondo.

Si pensa troppo all’eterno presente. Gli sgravi fiscali alle aziende che cambiano i propri dipendenti ogni anno perché
”costano meno”, leggi che consentono un “usa e getta” troppo facile, non agevolano per nulla la situazione.
Bisogna ridimensionare questo divario che appare insormontabile e sarebbe importante che maggioranza e opposizione e perché no, anche i radicali,parlassero più approfonditamente di questo male della precarietà infinita e improcrastinabile.


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