Socrate, il nonviolento

Cari lettori di questa rubrica, spero ci scuserete se questa settimana contamineremo i puri dati filosofici di elementi politici e di metodo di lotta politica. Perché noi crediamo che ci sia un filo che collega la vita e le scelte di Socrate a quella di Adriano Sofri, passando attraverso Gandhi, Capitini e Pannella.

Nel bere la cicuta e accettare la condanna da parte di Socrate; nel vivere il carcere in quel modo, di Sofri; nel digiunare per la libertà del proprio popolo o per la vita del diritto e il diritto alla vita, di Gandhi e di Pannella, è presente un sentimento e un desiderio di giustizia e di continua ricerca della verità, non assoluta, ma contingente alla speranza di vita e alla vita delle speranze di milioni di persone.

Spirito e corpo sono testimoni di una vita moralmente vissuta – chi maestro di filosofia e morale, chi guida religiosa, spirituale e politica, chi padre e Caronte di un paese che non sa riconoscere la sua guida, chi testimone e rivelatore di realtà drammatiche per i popoli che le vivono e per il silenzio di quelli che non vedono e non vogliono ascoltare (Bosnia, Cecenia, carceri italiane) – nelle quotidiane, spesso vitali, scelte di libertà di pensiero, di laicità di agire.

Dall’intellettualismo socratico del se conosci agisci rettamente (è l’ignoranza che fa scegliere il male), al conoscere per deliberare, o al “fai quel che devi accada quel che può” di Gaetano Salvemini, esistono punti di contatto, ma forse quello che più importa è che un ugual alito di giustizia e moralità ha viaggiato per secoli dall’Occidente all Oriente ed è ancora vivo in mezzo a noi.


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