Io non c’ero a Roma Tre

Di Valeria Manieri

Io non c’ero stamane a Roma tre..mi verrebbe da dire “per fortuna” visto come è andata a finire la “conferenza”, ma anche purtroppo poiché non ho visto con i miei occhi ciò che realmente è accaduto. Non sta a me giudicare le azioni di qualcuno che ha ritenuto –a torto- di dover contestare un ministro soltanto perché di destra e inorridisco dinnanzi al racconto di uno striscione che recitava “Fuori i fascisti dall’università”. Non sta a me giudicarle poiché queste “immagini” parlano da se, senza bisogno di alcun commento.
Tuttavia dissento dalle “precauzioni” assunte dalla procura nel non accettare che una delegazione di studenti prendesse parte alla conferenza, che, di fatto, è divenuta una propaganda a senso unico nient’affatto partecipata da coloro che dovevano essere “il pubblico” ovvero gli universitari e i fruitori di quella e di altre facoltà. Il non aprire la partecipazione e negarla per finti problemi di quiete pubblica, hanno peggiorato il tutto. Come al solito le nostre forze dell’ordine operano sempre scelte giuste, non c’è che dire. Dovrebbero averlo imparato che un “niet” non fa che aizzare le folle e permettere la strumentalizzazione dell’intera vicenda. Un po’ più di furbizia non guasterebbe.
Come al solito gli studenti politicizzati dell’una e dell’altra parte hanno colto la palla al balzo per dar vita ad una violenza verbale e fisica intollerabile.
I fascisti sono da entrambe le parti, ma non è giusto neppure generalizzare. Magari tra gli studenti che hanno preso parte alla contestazione (destra o sinistra che importa quando il risultato è triste?) vi erano anche giovani che desideravano che il dibattito sugli ogm fosse aperto anche a loro.
Così non è stato e anche questo deve catturare la nostra attenzione, non solo lo scontro.
Le colpe stanno da entrambe le parti e sarebbe interessante parlarne prossimamente con i diretti interessati.
Non dobbiamo cadere nell’errore di avere certezze in tasca che non possiamo avere, giudicare i fatti per sentito dire. Io non me la sento dal momento che “io”, almeno, non c’ero.
Posso condannare l’idiozia della violenza ma non dire che si aveva torto a prescindere anche nel merito, se la protesta veniva dal fatto che qualcun altro pretendeva, in un luogo pubblico, di fare una conferenza a porte chiuse.


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