Caso Trotta: fissata l’udienza

Da radicali.it, la dichiarazione di Rita Bernardini

E’ stata fissata per il 23 marzo prossimo, a Napoli, l’udienza in Corte d’Appello per delibare la sentenza rumena che ha condannato (nell’agosto del 2002) Maurizio Trotta a 5 anni di reclusione perché trovato in possesso, in Romania, di 11 grammi di hashish.

Da più parti ci si dice che la procedura per far rientrare il giovane imprenditore reggiano in Italia ha segnato tempi da record per la giustizia italiana. A noi sembra che lo sventurato Trotta abbia già pagato abbastanza per una condotta che – almeno per ora – prevede in Italia una semplice segnalazione al Prefetto: ha scontato nelle carceri rumene (che riescono nella non facile impresa di essere peggiori di quelle italiane) ben ottocentosessantotto giorni! La sua famiglia, prima benestante, si è letteralmente rovinata per pagare avvocati e tangenti che sono servite a scongiurare una condanna oltremodo severa a ben 25 anni di galera per traffico internazionale di droga.

Da parte nostra, da Radicali Italiani, abbiamo tentato di fare qualcosa per disinnescare la miscela esplosiva della follia proibizionista unita all’inadeguatezza della giustizia rumena e italiana: lettere e telefonate ai sottosegretari Boniver e Santelli, comunicati ai mezzi di informazione, scioperi della fame ma, a quanto pare, a ben poco è valsa la nostra azione se al povero Trotta è ancora impedito di rientrare nella sua Reggio Emilia, dove da due anni e mezzo lo attende una madre anziana e malata. Esageriamo se parliamo di Maurizio Trotta come di un martire del proibizionismo?

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