Giovani e passione politica

La rassegna stampa da radicali.it

La leader radicale: nel ’99 facemmo dei contratti, dovevamo raccogliere tante firme. Alla fine i ragazzi lavoravano anche gratis.

I VOLONTARI?PAGARLI NON È SCANDALOSO, POI VIENE LA PASSIONE

Il Corriere della Sera – 6 dicembre 2004

di Maria Latella

ROMA — Raccontano che in Ucraina molti studenti si ritrovino, oggi, con un bel gruzzolo da spendere nelle vacanze di Natale. Frutto di un allegro doppio gioco. Di giorno, manifestavano tutti vestiti di blu, dunque a favore del premier Yanukovich. Di sera, si presentavano in piazza intabarrati d’arancione, scandendo slogan per l’oppositore Yushchenko. Paga doppia, al mattino dai russi, alla sera dagli americani o, come sospettano i minatori fedeli a Yanukovich, da George Soros. Dalla campagna elettorale di Bush e Kerry, all’Ucraina, la mobilitazione intensiva dei ragazzi pare essere diventata l’arma fatale, il valore aggiunto per vincere le elezioni. Non stupisce, dunque, che il dibattito sui giovani, volontari a pagamento, scaldi anche in Italia i primi giorni di una campagna appena cominciata.

Emma Bonino è stata una volontaria “senza rimborsi”. Aveva 27 anni, quando scoprì la passione per la politica e trent’anni dopo ci crede ancora. “Stanotte, insieme a un bel gruppo, abbiamo fatto l’alba per preparare cartelline e documenti. Fino alle sette del mattino, con Nicolò Figà Talamanca, che è un economista, o Gianfranco Dell’Alba, che ha 47 anni. Perché lo faccio? Perché lo fanno? Che ne so. Per l’ambizione di dimostrare che il destino del mondo non e segnato, credo”.

Come mai i ragazzi degli anni Settanta si autotassavano per il ciclostile e i volantini, e adesso per mobilitarli bisogna pagarli?

Forse, in Occidente, e soprattutto in Italia, si sono un po’ seduti. Hanno troppo, e niente da conquistare. Ai miei tempi, anche andare a vivere da soli prevedeva dei prezzi da pagare. Oggi si resta a casa dei genitori amici, fino a 30 anni. I ragazzi danno per scontate molte cose, inclusa la libertà. Altrove, dove la libertà si difende con fatica, si appassionano come capitava a noi trent’anni fa. L’altro giorno, a Roma, ho presentato il bel libro di Chiara Valentini sulla fecondazione assistita e la sala era piena di donne della mia età. Eppure, il problema non è più nostro, dovrebbe interessare le ventenni, mi pare.

Disinteresse o mancanza di informazione?

Sono convinta che ci siano decine di cause civili in grado di appassionare i giovani, anche in Italia. La passione ti muove se ti convinci che certe cose si possano cambiare, ma ci vuole qualcuno che lo dica, ci vogliono i leader. Per strada, mi riconoscono, sento che mi vogliono perfino bene. Ma se non ti vedono mai in televisione, come li raggiungi?.

I radicali hanno un know-how di mobilitazioni e di volontariato senza rimborsi spese. Funziona ancora?

Quando una causa è giusta, alla fine trascina. Piccoli come siamo, per il referendum sulla fecondazione assistita abbiamo portato a casa un milione e novantamila firme. I ragazzi che lavorano con noi fanno l’università. Di mattina studiavano e di pomeriggio, finite le lezioni, andavano a raccogliere firme. Però, una volta, anche noi abbiamo pagato.

Quando?

Per i referendum del ’99. Erano venti quesiti, dal lavoro alla giustizia, alla legge elettorale. Tanti, da soli non potevamo farcela e abbiamo pagato un po’ di contratti: lavoro interinale. Però, alla fine, pure i contrattisti s’erano fatti prendere dalla passione. Mi ricordo un Ferragosto a Rimini, e poi l’estate ad Ostia, a raccogliere firme sulla spiaggia. Finite le loro otto ore, anche i contrattisti sì fermavano a lavorare ancora .

La passione è contagiosa, in lei com’è nata?

Era il ’74, avevo appena finito l’università, a Milano, e facevo qualche supplenza. Mi trovai a dover abortire clandestinamente. Dopo, entrai in contatto con l’Aied, conobbi Adele Faccio: fu la prima a spiegarmi che cos’era la disobbedienza civile. Nel gennaio del ’75 ci arrestarono, incontrai Marco Pannella e da lì ho trovato la mia strada.

Rinunce economiche?

Il primo stipendio da deputata l’ho preso nel ’76, ma il partito radicale è un organizzazione strana, ancora oggi il mio stipendio lo vedo poco. Mi piace vivere bene, ho una casetta carina, studio l’arabo al Cairo, ma con i soldi da deputato o eurodeputato mi ci sono soprattutto comprata fette dì campagne civili. E per il partito ho anche chiesto soldi ai miei genitori. Come Marco Pannella, che per il partito radicale ha venduto certe proprietà di famiglia. Certo, abbiamo anche dei sostegni esterni. George Soros ci ha prestato i soldi per la campagna elettorale, restituiti. Finanzia le campagne che considera giuste, quella sulle mutilazioni, per esempio, o quella antiproibizionista, così come sostiene i movimenti nell’Est europeo .

Qualcuno dice: per mandare al governo i politici amici suoi.

Soros investe sui quadri del domani. Magari lo facessero altri.


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