“Il mal di giovani”… come si manifesta e perchè

Una riflessione di Chiara Giammartini in risposta all’articolo precedentemente segnalato di Lodoli apparso sul quotidiano “La Repubblica” di una settimana fa.

Leggendo “il Caso” riportato su La Repubblica scritto da Marco Lodoli del 22-11-04, mi sembra che con la vicenda della ragazza che non vuole farsi interrogare si faccia di un caso, un simbolismo su noi giovani troppo eccessivo.
Accorpandolo, addirittura, al caso del Liceo milanese Parini,mentre quest’ultimo, visto da me giovane 24enne, lo definirei piuttosto un “semplice”atto vandalico, presente anche ai miei ed ai suoi tempi, in tutte le scuole italiane.
La ragazza invece, ha semplicemente optato per una frase d’effetto per non farsi interrogare, ha preferito usare la via più facile ossia usufruire del mal dei giovani, che a mio parere, essendoci dentro, si manifesta diversamente!
E’ vero, esistono casi di ragazzi più o meno giovani, che non vogliono soffrire e quindi rapportarsi alla realtà e sbattere la faccia contro il muro della vita; ma a mio giudizio, quei giovani si chiamano “figli di papà” e sono proprio quelli che della vita non sanno nulla, perché tutto è sempre stato roseo, perché tutto ha avuto un dolce sapore di vita.
Magari noi ragazzi non potessimo più soffrire….. ma quando mai ciò potrà avvenire? In un mondo idilliaco…forse….ma secondo me, un mondo senza difficoltà, dove NON si lotta per ottenere ed arrivare ai propri obiettivi, non fa di un giovane un uomo.
Dove sono i ragazzi(parliamo di quelli italiani) che non soffrono? Lei che è giornalista e forse conosce più fatti di cronaca di me, dovrebbe sapere che tanti giovani soffrono ancora nel 2004, veda il caso di Manfredonia.
Anch’io nel mio piccolo ho sofferto sin da quando ero bambina; e non certo per delle banalità, anzi per problemi seri, come la perdita del lavoro del proprio padre(con annessi e connessi che ciò comporta), con i propri problemi di lavoro che oggi ho io, dove si è sottopagati e si hanno problemi a trovare un nuovo impiego, perché “la politica lavorativa italiana” lascia molto a desiderare. Non le faccio, oltretutto, l’elenco delle sofferenze che toccano la sfera più privata, ossia quella sentimentale( perdita di amori, perdita definitiva di persone care, tra cui il cugino 21enne per via di malattie a cui la scienza “bloccata”non ha ancora trovato alcun rimedio per sconfiggerle).
Vorrei far presente al Signor Marco Lodoli, che noi giovani italiani ancora nel 2004 ahimè, soffriamo e ne abbiamo tutto il coraggio per farlo e allo stesso tempo di controbattere a cotanta sofferenza.
Chiara Giammartini


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