Elogio del modello spagnolo

Di Paolo Tatti

Molto è cambiato sul quadro internazionale della posizione spagnola, sui diritti civili e sulla politica interna.
Qualcuno ha l’illusione che qualcosa cambierebbe se dovesse vincere Prodi in Italia? Oppure, per guardare al passato: è cambiato qualcosa con la vittoria di Berlusconi? Poco, la posizione dell’Italia sulle questioni internazionali non si è spostata di molto, sui diritti civili nulla si è mosso, la legge Bossi-Fini è solo una brutta copia della Turco-Napolitano, la legge sulla PMA è stata bipartisan, la politica economica non ha mai messo in discussione i poteri delle corporazioni, di confindustria e dei sindacati; liberalizzazioni? Neanche a parlarne.
Fra due anni tornerà Prodi al governo e da un governo democristiano di destra passeremo ad un governo democristiano di sinistra.
In Spagna invece la distinzione è più netta:
Aznar è stato un grande riformatore in campo economico: ha fatto scendere le tasse, ha riformato il mercato del lavoro, ha più che dimezzato la disoccupazione, imposto una crescita del 4% annua e ha persino reso gratuita la pillola del giorno dopo.
Poi c’è stato l’undici marzo e ha vinto Zapatero.
Il quale almeno ha osato fare ciò per cui era stato eletto: ha ritirato (in modo irresponsabile) i soldati spagnoli dall’Irak e incardinato una serie di riforme sui diritti civili degne della scostumata Olanda o di qualche radicale:
unioni civili e adozioni per gli omosessuali, divorzio-breve senza separazione, ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, abolizione dell’ora di religione obbligatoria e futuro aborto legale nelle prime 12 settimane di gravidanza e minaccia di abolire il finanziamento alla Conferenza Episcopale Spagnola.
Ma voi ve lo immaginate un Prodi (o persino un D’Alema) al governo che facesse una sola di queste battaglie?
Non vi è dubbio che in un Paese come quello per i radicali sarebbe molto più semplice decidere con chi fare un pezzo di strada insieme, sarebbe facile decidere di privilegiare i diritti civili e stare con Zapatero oppure le libertà individuali e stare con i Popolari.
E In Italia a causa di un sistema elettorale partitocratico abbiamo il paradosso di una destra e di una sinistra chiuse entrambe sulle battaglie più tradizionali


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