Su “Il Foglio” del 30 novembre

Così PORA, da Slobo ai Viktor, esporta la rivoluzione non violenta

• da Il Foglio del 30 novembre 2004, pag. 4

di Nicola Dell’Arciprete, di Radicali italiani

Al direttore – Volete rovesciare un tiranno? Chiamate OTPOR. Dopo la Georgia, l’Ucraina. I militanti del movimento serbo OTPOR, in serbo “Resistenza”, sanno come imbrattare i muri e dopo aver cacciato Slobodan Milosevic nel 2000 sono diventati esperti internazionali di rivoluzioni. Prossima tappa la Bielorussia di Alexandr Lukashenka; l’Europa continuerà a ignorarli?

A Kiev manifestazioni di piazza con otto gradi sotto zero non accadono per caso. Per il presidente ucraino Leonid Kuchma la sigla OTPOR è diventata un incubo. Come ai tempi di Milosevic, un gruppo di attivisti serbi vive da mesi a Kiev e Minsk e impartisce lezioni di rivoluzione (non violenta) a decine di giovani esausti dalla corruzione e dall’oppressione di quei regimi.

Tutto cominciò a Budapest. All’inizio del 2000, la polizia di frontiera serba registrò in pochi mesi un flusso inconsueto di giovani serbi in visita al monastero di San Andrea in Ungheria. In realtà, erano tutti attesi al- l’Hilton di Budapest, dove un colonnello americano in pensione, Robert Helvy, li avrebbe formati alle più avanzate tecniche d’azione non violenta, sulla base delle dottrine non violente di Gene Sharp. Milja Jovanovic, che ha ricevuto per OTPOR il premio Free Your Mind da MTV, ricorda la risposta sorda dell’Unione europea alle loro richieste di aiuto: “Inviate un formulario a Bruxelles, vi risponderemo tra sei-otto mesi”. Dall’America, invece, arrivarono nel giro di due settimane le risorse necessarie ad aprire 70 sedi del movimento in tutta la Serbia.

Iniziarono i bombardamenti sulla Serbia, OTPOR scelse come simbolo il pugno chiuso nero, una parodia del vecchio simbolo bolscevico tanto amato da Milosevic. E iniziò la sua lotta contro la legge che imponeva il controllo del governo su università e mezzi d’informazione. Una lotta basata sull’ideologia della resistenza individuale non violenta e su quasi due milioni di adesivi incollati ovunque, contro i pilastri del regime: la polizia e l’esercito. Pochi mesi dopo il regime di Milosevic si eclissò.

Oggi il movimento OTPOR ufficialmente non esiste più, dopo l’adesione di una parte dei militanti al partito del presidente Boris Tadic e la costituzione di un “Centro per la resistenza non violenta” che esporta la via serba alla rivoluzione democratica. Aleksandar Maric è il ministro degli Esteri della nuova organizzazione. Ha formato i giovani di KMARA (Abbastanza!), l’organizzazione georgiana che ha pilotato la “rivoluzione delle rose” contro Eduard Shevardnadze e ha passato mesi, insieme alle centinaia d’osservatori indipendenti coordinati dall’Ong americana Freedom House, a dare istruzioni non violente ai militanti di PORA (Tempo) in vista delle decisive elezioni presidenziali ucraine.

Il prossimo appuntamento è in Bielorussia

PORA senza prendere le parti né di Viktor Yushenko né di Viktor Yanukovych ha trasmesso all’occidente ora per ora le noti zie in diretta dalla piazza, ha permesso ai militanti sparsi in tutto il paese di scaricare materiale informativo e di raccogliere le denuncie delle irregolarità elettorali. Le bandiere gialle di PORA sono le più evidenti sul tappeto di neve che copre piazza Indipendenza. Ma sono state ignorate dall’Unione europea, così come per 13 anni sono stati ignorati gli sforzi di democratizzazione in Ucraina, continuando a negoziare partnership per evitare la piena adesione. E inosservati sono passati anche i micidiali sforzi dei ragazzi terribili di OTPOR in Serbia, di KMARA in Georgia, di PORA in Ucraina.

La prossima tappa, il prossimo obiettivo di questi “rivoluzionari di professione” saranno le elezioni del 2006 in Bielorussia, che potrebbero spazzare via il più autocratico e isolazionista regime dell’ex impero sovietico, quello di Lukashenko. Sarà lo stesso obiettivo dell’Unione europea?


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