“Kashmir Palace” di Mimosa Martini

b>Intervista a cura di Valeria Manieri

-Ho terminato da poco di leggere il tuo libro uscito a luglio, intitolato Kashmir Palace.
Raccontaci un po’ perché hai deciso di scrivere questo romanzo, e perché altri come me, dovrebbero leggerlo.

-Allora…
Innanzitutto perché ho scritto un romanzo anziché il più classico e forse normale dei reportages.
Proprio perché forse da un lato erano stati scritti tanti reportages sull’Afghanistan, sull’Iraq… soprattutto in questo periodo tormentato e difficile che stiamo vivendo.
Poi perché da giornalista, se io scrivessi un libro-reportage, un libro puramente giornalistico, non racconterei le emozioni, le paure.Rimarrei ingabbiata nel ruolo di professionista dell’informazione.
Poi c’è un altro aspetto: da giornalista per forza racconterei gli altri, che rimarrebbero appunto altri e diversi.
Con il romanzo io posso portare il lettore attraverso i fatti sì di cronaca ma non solo, attraverso le emozioni a provare ciò che vivono i giornalisti.

Infatti questo è un romanzo corale, con tanti protagonisti… alcuni di loro sono per l’appunto giornalisti.
Però protagonista è anche una famiglia pakistana, cioè una famiglia musulmana, che vive il periodo dell’Afghanistan sotto i talebani e sotto la guerra.
Facendo parlare loro come protagonisti del romanzo questi ultimi ad esempio non saranno più degli “altri”, ma racconteranno al lettore il proprio punto di vista, come essi stessi vivono certi avvenimenti.

E poi…Kashmir Palace.
Cos’è Kashmir Palace… Sembrerebbe chissà che cosa meravigliosa, chissà quale bellissima abitazione..
Invece,questo titolo, è tratto dal nome di una bruttissima pensione che si trova a Islamabad.
Ricordate tutto quel circolo mediatico internazionale che dopo il crollo delle torri gemelle si riversa in Pakistan, paese di frontiera con l’Afghanistan in attesa della guerra, o in attesa di entrare in Afghanistan, blindatissimo dai talebani?
Beh, questo circolo mediatico si installa a Islamabad e nelle città del Pakistan.

Il Pakistan è normalmente un paese dimenticato, un paese difficile e molto duro da vivere.
Buona parte dei network televisivi americani , migliaia di giornalisti, occupano i grandi alberghi, ma per molti non ci sono più stanze a disposizione e allora si scelgono alloggi via via di categorie più basse e scadenti.
Ci sono alcuni, in genere i fotografi, che stanno molto sulle spese. In questo caso, uno dei protagonisti del romanzo che si è preso una stanza in questa bruttissima pensione, con una bruttissima stanza, ove addirittura ci sono dei vicini usi al traffico di eroina.
Tuttavia questa brutta stanza di questo brutto albergo diventa un po’ la cuccia per un gruppo di giornalisti e operatori che hanno fatto amicizie e che hanno creato una piccola famiglia.

Si ritrovano la sera a raccontarsi la giornata, a raccontare ognuno se stesso ..si tirano fuori le paure, le emozioni e i tanti dubbi che in verità ti prendono quando sei in questi posti.

Ecco, per questo Kashmir Palace..
Soprattutto perché ho giocato molto sulla verità e la finzione… ci sono molte cose che sono vere, tanti personaggi che esistono realmente che sono gli amici del Kashmir Palace. Anche a loro ho dedicato questo romanzo, perché è vero che nelle stanze del Kashmir Palace una sera agli amici dissi “Io non so ragazzi quando, non so come, però ve lo prometto: un giorno racconterò tutto questo”
E quindi Kashmir Palace è stata la promessa realizzata.


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