Ankara in Europa

La leader radicale: il presidente Erdogan è preoccupato perché tacciono invece i favorevoli all’ingresso nella Ue L’Unità – 29 novembre 2004 di Gabriel Bertinetto

I dirigenti politici turchi sono preoccupati, perché, mentre si avvicina la data (il 17 dicembre prossimo) in cui il Consiglio europeo dovrebbe decidere la data d’avvio dei negoziati di adesione alla Ue, da settimane i media europei sono inflazionati da opinioni contrarie o scettiche sull’ingresso di Ankara. Mentre le voci favorevoli tacciono. Di questi timori si fa interprete la deputata europea Emma Bonino, che raggiungiamo telefonicamente a Istanbul dove si è recata per un convegno dell’ International Press Institute, dedicato alla libertà di stampa.

Onorevole Bonino, lei ha incontrato in questi giorni diversi leader turchi, compreso il premier Erdogan. Immagino avrà parlato anche del complicato rapporto fra il loro paese e l’Unione Europea. Che novità ci sono?

La novità è una diffusa preoccupazione per il grande attivismo registratosi ultimamente tra i contrari all’adesione. Hanno parlato figure influenti come Kohl, Schmidt, Giscard. Si è pronunciata, seppure in maniera più sfumata, ma nella stessa direzione, anche la Conferenza episcopale europea. Questo mentre nel campo dei favorevoli nessuno dice più nulla. Il rischio è che in un clima di questo tipo, il dibattito pubblico finisca con l’essere orientato prevalentemente dai pareri ostili,senza che nessuno risponda con argomentazioni diverse, in maniera che l’opinione pubblica si formi più consapevolmente. Il problema è acuito dall’incalzare di date chiave. Martedì il Parlamento europeo si riunisce per discutere la questione turca a livello di commissione. Il 13 dicembre il dibattito si svolgerà in seduta plenaria per esaminare il rapporto presentato dalla Commissione di cui ho fatto parte, che ha dato parere favorevole all’avvio dei negoziati di adesione. Infine il 17 il Consiglio dei capi di Stato e di governo deciderà. Quello che personalmente temo di più, non è tanto che la Ue si dimostri così poco credibile da stabilire nemmeno una data in cui avviare le trattative, ma che in qualche maniera nelle deliberazioni si insinui l’ipotesi che i negoziati, anziché all’adesione, possano puntare a prspettive vaghe, come la "partnership speciale» o l’«associazione estesa». Vale a dire, formule inventate sostanzialmente per annacquare e allentare le caratteristiche del futuro rapporto fra Europa e Turchia».

Che cosa può spiegare questo silenzio dei favorevoli?

Mi auguro che dipenda solo da una sorta di distrazione. Dal fatto che i governi e le singole personalità notoriamente inclini a proseguire sulla via dell’adesione, siano impegnati in altre questioni al punto da avere trascurato, ultimamente, il dossier turco. Mi aspetterei però ora un risveglio da ministri degli Esteri come Fischer o Moratinos, o dallo stesso Fini, anche se per quanto riguarda quest’ultimo, è appena entrato in funzione.

C’è il pericolo che il riemergere dei turco-scettici in Europa dia forza agli euro-scettici in Turchia?

Certamente. E sarebbe paradossale considerando che il maggiore impulso sulla via dell’Europa è venuto dall’attuale governo di Ankara,che è espresso da un partito islamico. I dirigenti del quale hanno dovuto vincere l’iniziale opposizione all’Europa da parte della metà dei propri simpatizzanti. Sono riusciti, da questo dato di partenza, ad arrivare sino al 78% di favorevoli. Ma è chiaro che incertezze, oscillazioni, fumosità da parte nostra ridarrebbero spazio a paure e pregiudizi che nelle componenti sociali più tradizionaliste della Turchia sembravano superati.

Tra gli argomenti usati spesso a sostegno dei dubbi sull’adesione turca, uno riguarda il rispetto dei diritti umani.Ci sono progressi?

I progressi si sono manifestati nel varo di nuove importanti norme, ma andranno verificati ovviamente con la loro applicazione fattuale. In altre parole le direttive politiche devono tradursi in realtà quotidiana. Quello che i dirigenti turchi,del governo e dell’opposizione, sostengono con forza, e che l’avvio dei negoziati sarebbe un ottimo incentivo per andare avanti sulla buona strada. Così come è avvenuto in questi ultimi anni, nei quali il dialogo con l’Europa ha senz’altro stimolato l’adozione di molte riforme.


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