Iraq, atto primo

di Valeria Manieri

Oggi in Egitto, a Sharm el Sheikh, si apre la conferenza internazionale sull’Iraq.
Questo incontro al vertice è stato fortemente voluto dal Primo Ministro iracheno Allawi’ dal presidente egiziano Mubarak e da Colin Powell.

Saranno presenti anche il segretario generale dell’Onu Kofi Annan, Javier Solana, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba.Non mancheranno anche numerosi ministri degli esteri di molti stati europei e arabi.

Gli scogli da superare sono comunque due per il futuro dell’Iraq e il sostegno ad uno sviluppo democratico di quel paese:
da una parte Usa e Iraq che chiedevano sino a poco tempo fa un sostegno senza condizioni alle elezioni previste per il prossimo gennaio 2005, dall’altra la spinta di paesi come la Francia, la Russia, la Germania e la Cina che richiedono un processo supportato e controllato dall’Onu, secondo la risoluzione del consiglio di sicurezza 1546.
Tutto questo obbligherebbe gli Stati Uniti a sottoporre l’opzione del mantenimento delle truppe in Iraq ad un voto internazionale, con rischi molto alti e probabili limitazioni al potere decisionale sulle sorti dell’Iraq e soprattutto sui metodi da applicare per questa lunga e difficile fase di transizione.

Osservando poi gli ultimi cambiamenti all’interno dell’amministrazione Bush per gli Stati Uniti, con un chiamarsi fuori dello stesso Colin Powell, certamente più moderato e mediatore tra la politica statunitense e quella di paesi come la Francia, c’è da scommettere che la conferenza ascolterà campane che spesso creeranno dissonanze.
La speranza è comunque che l’unico interesse rimanga sempre e solo il futuro dell’Iraq e che il disaccordo davvero venga messo da parte. La speranza appunto è che tra tesi diverse vi sia il posto per sintesi interessanti e utili.
La dichiarazione finale, prevista al termine dei lavori della conferenza, si prospetta essere un documento ove si sottolinei l’impegno dell’Onu a sostegno della ricostruzione di un processo politico interno all’Iraq, nonchè una sollecitazione alle stesse forze politiche irachene a preparare il paese con dibattiti pluralisti prima di gennaio, per trovarsi pronti al primo appuntamento con la democrazia.


Comments are closed.