Il pantano

di Nicola Vono

Nella melma irachena,in una terra dove il diritto e la democrazia sono solo esseri che scompaiono nelle sabbie mobili,alcune certezze a mio parere sono presenti: la fine di un dittatore e’ sicuramente un fatto da festeggiare, ma quella certezza che più fa paura é la MANCANZA DI STRATEGIA. Questa non poco importante qualità non si confà né alla coalition, né all’ Europa, che politicamente non esiste, né ai cosidetti pacifisti di una pace coincidente con lo status quo. Una strategia che non può risolversi nei bombardamenti,che avrebbero potuto non iniziare,negli interventi armati,ma non serve nemmeno gridare o presentare mozioni,di chiara inconsistenza politica,sulla necessità del ritiro delle truppe. Secondo noi la costruzione della Democrazia in Iraq,come negli altri paesi arabi o nel sud-est asiatico, passa da una organizzazione mondiale della e delle democrazie e dall’utilizzo delle armi di ATTRAZIONE di MASSA, quest’ ultima potrebbe avere subito realizzazione in Iraq con effetti positivi immediati. Sto parlando ad esempio di costruire televisioni in lingua araba che dia parola ai dissidenti democratici presenti nei numerosi regimi arabi o comunisti,che facciano da contraltare alla sola AL JAZIRA detentrice assoluta del ruolo di portavoce delle istanze del terrorismo. Credo sia un passo importante per tentare di liberare 200 milioni di arabi dai mullah o predicatori di integralismo e morte. Per questo motivo le battaglie sul rispetto dei diritti umani e del riconoscimento dei diritti civili alle donne arabe e africane,che Emma Bonino sta tentando di portare avanti in quei paesi sono il grimaldello necessari per una conquista democratica di tutti quei popoli. Per questo motivo andare via ora dall’ Iraq avrebbe il solo risultato di lasciare quel paese in mano agli Al Zarqawi di turno, mandando in fumo quel poco di positivo che pure c’ e’ stato dalla cacciata di Saddam; anzi la comunità internazionale dovrebbe essere piu’ presente per non lasciar andar perduta una occasione decisiva per il futuro democratico di quell’area e del mondo intero. Lasciar soli le donne e gli uomini iracheni in questo momento,con una completa non assunzione di responsabilita’ in stile europeo-pacifista, significherebbe non credere abbastanza nella forza propulsiva che il diritto e la liberta’ possono sprigionare per disegnare un futuro.


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