No al mercato dei blocchi

di Nicola Vono

Gli anni della cosiddetta bolla speculativa hanno, in Italia,avvicinato migliaia di cittadini all’investimento azionario, facendo, indubbiamente, crescere l’educazione e la cultura finanziaria del nostro paese; anche se nei piccoli investitori italiani ha, forse, procurato più pianti che sorrisi, essendosi
creata, da noi, e sviluppatasi in pochi mesi e altrettanto velocemente sgonfiatasi. Sì perché la differenza tra noi e i mercati statunitensi sta nei numeri e nei numeri delle grandi società. Lì la bolla della new economy e dell high tech è durata cinque o sei anni,si è costruita sugli utili e i fondamentali dei colossi mondiali di quei settori. Si e’ avuto poi un violento crollo che dal marzo del 2000

All’ ottobre del 2002 ha portato l’indice Nasdaq da quota 5000 punti a 1200; per poi, pero’, tornare neiprimi mesi di quest’anno a quota 2150, con grandi performance dei titoli, con percentuali a tre cifre etitoli del calibro di Yahoo non lontanissimo daimassimi storici. Tutta questa lunga premessa per dire cosa? Semplice, in Italia ciò non è successo e non succederà più per molto. Molto tempo. I motivi sono molti, la non centralità della nostra economia, che nonattira i grandi capitali, una struttura capitalistica-finanziaria che fa l’effetto della luce ai vampiri… Ne voglio però sottolineare uno cheriguarda e tocca espressamente i piccoli investitori eche mina la voglia di investire sul nostro mercatofinanziario, sottolineo di investire non di faretrading. E cioè la presenza del mercato dei blocchi, nel quale i grandi investitori si scambiano i grossi pacchetti azionario a prezzi, quasi sempre,molto superiori al mercato, invece di acquistare,scalare sul mercato telematico la società.
Cosicché nella maggior parte dei casi i piccoli azionisti subiscono gli aumenti di capitale o le conversioni, quasi mai a premio,e non hanno mai i beneficio di una vera acquisizione. Caso emblematico è l’ OPA Pirelli su Olivetti-Telecom, dove il signor Colaninno ha ha ricevuto un pagamento delle sue azioni Olivetti doppio rispetto a quello che quotava il titolo in quel momento… non così per i normali azionisti. Mi piacerebbe che il nostro mercato finanziario crescesse in cultura, in apertura, in possibilità e quindi in potenzialità.


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