Powell si dimette. Arriva la Rice

Il mediatore Powell si dimette. Uno degli uomini più disposti al dialogo dell’attuale governo statunitense passa la mano, e cordialmente si tira fuori dall’empasse iracheno.Ancora morti tra i soldati americani, ancora scontri e sempre più difficile credere nella pace,quella vera.

Era nell’aria da un pò, dal momento che lo stesso Powell sembrava intenzionato a non voler inviare altre truppe in Iraq, anche se probabilmente consapevole di aver voluto insieme a tutta l’amministrazione Bush, vincere una guerra e controllare l’Iraq con pochi soldati, del tutto insufficienti, considerato le proporzioni del vasto territorio e i vari focolai di guerriglia che sembrano non estinguersi mai.

Dopo la riconferma del Presidente Bush, sembra esserci un vero e proprio cambio di strategia, sicuramente più intransigente nei confronti della lotta al terrorismo,di chi ha deciso di terminare in ogni caso quel che in Iraq si è cominciato.
Senza Powell però.
Speriamo Condoleeza Rice, una vera donna dal pugno di ferro, sappia affrontare il grande pantano iracheno con il raziocinio necessario, non con l’intransigenza del voler dimostrare o le spinte nazionaliste e l’orgoglio americano, ma tenendo ben presente la responsabilità e il peso che la speranza nella democrazia è riposta ad oggi nella determinazione americana.

Nonostante Bush,che ha dichiarato di voler essere il presidente di tutti gli americani, nonostante i rimpasti “a bordo”, si deve credere ancora in quel processo democratico in medioriente che può esserci, che richiede pazienza, fermezza, ma anche saggi coltivatori di speranza nella libertà.
Una guerra non è fine a se stessa se non degenera in puro militarismo e se si riesce, avendo uno scopo nobile preciso, a stabilire una nuova situazione di equilibrio, di sicurezza e di crescita democratica.
Lo terranno a mente?
Il falco o la colomba?…
In America we trust.

a cura di Valeria Manieri


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