Arafat è morto

Di Marianna Mascioletti

Dopo una decina di giorni di tira e molla, finalmente una notizia certa: il leader palestinese Yasser Arafat è morto alle 3.30 della notte scorsa.

Arafat: quello che dopo aver rifiutato l’offerta fatta da Barak a Camp David (il 99% dei Territori e Gerusalemme est come capitale per uno Stato palestinese indipendente) faceva il segno di vittoria, quello che pronunciava parole di pace in inglese e incitava alla guerra in arabo, quello che ha inventato dal nulla una “causa palestinese” per cancellare lo stato ebraico (chiamato “L’entità sionista”) dalla faccia della Terra, il dittatore dell’ANP, il capo delle brigate di Al Fatah, quello che andava all’ONU col ramo d’ulivo e la pistola, quello che con queste belle credenziali ha pure preso il Nobel per la pace (e alla Bonino niente).

Alcuni si disperano, altri esprimono cordoglio, altri ancora dicono “Mi dispiace”. Vi giuro che vorrei dirlo anch’io, ma, come succedeva a Fonzie, qualcosa mi blocca.
Sarà forse la speranza che, tolto di mezzo lui, in Medio Oriente si riuscirà a trovare un accordo.


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