Fini all’università? No grazie! La Sinistra Giovanile minaccia tafferugli

Di Marco Paolemili

(ANSA) – ROMA, 3 NOV – Momenti di tensione alla facolta’ di Giurisprudenza della Sapienza di Roma dopo un ‘sit-in rumoroso’ di Sinistra in Movimento. La contestazione ha fatto saltare un incontro sulla Costituzione Ue con il vicepremier Fini.

Per chi non lo sapesse nell’università romana il 10 e 11 novembre si terranno le elezioni studentesche e “Sinistra in Movimento”, lista della Sinistra Giovanile e “Alleanza Universitaria” lista di Azione Giovani, organizzatrice dell’incontro in questione si danno battaglia. Ecco il perchè di tanto fervore nell’università più grande (e per alcuni espetti più vergognosa) d’Europa. Un manifesto della Sinistra Giovanile raffigura un vecchio corteo studentesco e s’interroga di come sarebbe l’università se tutti i giorni si potesse comunicare in quel modo. E le riflessioni d’obbligo sono due: perchè allora vi fate vedere solo quando si avvicinano le elezioni? Se la vostra azione è impedire a esponenti politici di esprimere le proprie opinioni, perchè dovremmo votarvi se non siete democratici?
Anche se il TG2 della sera afferma che “gruppi di ultrasinistra” hanno minacciato disordini in caso dell’arrivo di Gianfranco Fini, ad agire è stata la più addomesticata Sinistra Giovanile dei DS. I compagni di Fassino, all’assalto delle poltrone dell’ateneo romano, saranno felici del loro operato: non far parlare un esponente del governo su un tema importante come la Costituzione europea e, soprattutto, aver sabotato una vetrina elettorale dei diretti avversari di destra! Ma, come nella politica dei grandi, a farne le spese è sempre l’informazione, strumentalizzata e pilotata e la cultura, sempre più al servizio del potere dei partiti.
Mi chiedo, da studente de La Sapienza, se sia opportuno continuare a votare per liste come queste, collegate a partiti che utilizzano i giovani solo come militanza acefala, riempiendo le loro teste di squallida demagogia e piazzando quei ragazzi indottrinati per riempire poltrone. Questo tipo di politica universitaria non ha prodotto mai nulla di buono, mai nessun risultato in termini di miglioramento della didattica e della ricerca, mai nessuna vittoria per gli studenti, trattati nelle università italiane come nullità e non come utenti su cui investire per il futuro della società.
Anche Generazione L è politica, anche nelle università, ma politica diversa, che non mira a poltrone “strategiche” ma a risultati per gli studenti e per la ricerca scientifica. Ricordate che questi grandi politici studenteschi, che ora si prodigano tra feste, conferenze e manifestazioni antidemocratici a raccattare voti, nulla hanno detto e fatto per il referendum sulla legge 40, nulla per rilanciare la ricerca scientifica, nulla per portare l’università italiana al pari del resto dell’Europa.


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