Ecclesia in Europa

<b>di Luigi Pavone</b>

Il caso Buttiglione.
Al parlamento europeo l’on. Rocco Buttiglione non ha avuto peli sulla lingua. Difende coraggiosamente le proprie opinioni. Dice che l’omosessualità è peccato. Cita Kant. Altro è la politica e il diritto – afferma –, altro la morale; e con questa distinzione, garante Kant, si guadagna tra l’altro la difesa di molti osservatori laici, anche e forse soprattutto liberali, che hanno definito inquisitorio l’atteggiamento del parlamento europeo.
L’on. Buttiglione è un filosofo. Allievo di A. Del Noce. E quando cita un filosofo come Kant, lo fa con grande cognizione di causa. Difatti questa citazione non è in contrasto con la sua accettazione della dottrina sociale e politica della Chiesa cattolica. Il modo in cui Kant intende il rapporto tra politica e diritto, da un lato, e morale dall’altro, è profondamente in sintonia con il modo in cui la dottrina cattolica intende il rapporto tra ragione e fede, Stato e Chiesa.
Ecclesia in Europa è il titolo di un documento ecclesiastico sotto forma di esortazione postsinodale firmato da Giovanni Paolo II. Il testo esprime preoccupazioni per la diffusione di una antropologia senza Cristo. E per quanto attiene al futuro degli Stati europei, indica i limiti di una politica incapace di superare l’ambito intramondano delle finalità. Qui non c’è vera speranza. E non c’è coraggio. In fondo è la critica che il filosofo francese J. Maritain – e la filosofia scolastica in generale – rivolge al machiavellismo, cioè a tutte le filosofie politiche che nell’agire politico scorgono soltanto la dimensione utilitaria. È un documento fondamentale per capire ciò che la Chiesa cattolica vuole e talvolta ottiene dalla politica italiana o europea.
Indubbiamente Buttiglione non sottoscrive il machiavellismo. Egli avverte l’importanza, per la stessa sopravvivenza della democrazia, in Europa come altrove, della questione relativa al rapporto tra politica e morale. Da questo punto di vista è certamente un kantiano.
Nei suoi scritti politici Kant sostiene che la politica intanto non è in contraddizione con l’imperativo categorico, in quanto non è interamente riconducibile alle c.d. regole della prudenza: la politica esorbita la ragion pratica motivata sensibilmente. Anche la politica, come ogni altra forma di agire, deve essere subordinata a quelli che sono gli interessi dell’imperativo categorico. Ovviamente in un’ottica data da una concezione formale dell’etica, che segue alla critica della metafisica come scienza, e per conseguenza della possibilità di una fondazione metafisica dei valori.
Se non che, per Buttiglione l’antimetafisicismo della filosofia contemporanea è una scelta che può essere revocata. E di colpo la forma dell’imperativo etico si riempie della Rivelazione divina, e la politica subordinata all’imperativo categorico si trasforma in una politica subordinata alla morale cattolica.
La citazione di Kant ha dunque un senso preciso. Citando Kant, Buttiglione fa sapere che non c’è vera politica senza morale cattolica. L’ambito per altro delle libertà civili è un ambito in cui questo progetto politico può realizzarsi con maggiore intensità e frequenza.


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