Ordine pubblico e diritti umani

Malgrado la scarsa affluenza di pubblico il 24 e il 25 settembre a Padova si è tenuta un’importante tavola rotonda sull’incontro di due temi scottanti dell’attuale: il rapporto tra ordine pubblico (interno ed internazionale) e diritti umani

Le più diverse personalità ed esperienze si sono confrontate, da Carlo Covi ad Alberto Trevisan, da Monsignor Pasini della Caritas al vicepresidente della commissione sui Diritti Umani del Senato Tino Bedin, da Ilario Simonaggio a Piero Ruzzante, dall’assessore Monica Balbinot a Francesco Morelli di “Ristretti Orizzonti”, da Nicola Ghirardi di Amnesty a Luigi Ficarra, da Mauro Tosi a Corrado Poli. Ad iniziare dal contributo di Gianna Benucci dell’Associazione per la Pace che ha posto all’attenzione di tutti forse una delle riflessioni più concrete del convegno in rapporto alla gestione costruttiva e non violenta dei conflitti, in un mondo di conflitto e di violenza, e di silenzio se non nello scandalismo. Questi due giorni patavini di riflessione erano stati dedicati al volume di Stanley Cohen Stati di negazione, un volume che esprime la questione del chiudere gli occhi, dell’abbassar lo sguardo, del far finta di niente, del voltarsi dall’altra parte, innanzi all’esperienza quotidiana della violenza degli Stati e dei loro apparati di “sicurezza”. Nel corso del discutere ci siamo soffermati sulla condizione politico-sociale del migrante, nel rapporto inclusione/esclusione, nella realtà del lavoro, della scuola, della sanità. La dignità del migrante (con un bell’ intervento non scritto di Paolo Benvegnù) è da misurarsi nel concreto e nel quotidiano, tra multiculturalità e mediazione culturale, ove Monsignor Pasini ha portato un prezioso contributo alla complessità delle questioni. Mentre Buganza ha insistito nelle problematiche dell’interpretazione in rapporto alla dimensione concreta del tema dell’ordine pubblico e del “chi custodisce i custodi”, Carlo Covi ha dimostrato nel quotidiano della sua esperienza di politico e di avvocato il difficile del far giustizia, alla ricerca, in molti, di quel giudice a Berlino innanzi alle prassi del potere. Così Francesco Morelli. Così Alberto Trevisan, ripercorrendo il contributo e la storia della non violenza italiana, sulla quale Mauro Tosi ha riflettuto anch’esso sulla base di sue lunghe esperienze in tema di Palestina. E Luigi Ficarra ci ha scaraventato sul tema della difesa dello stato di diritto dall’arroganza mafiosa nelle problematiche della cecità del politico e del riciclaggio del denaro che avviene anche in questo nostro meraviglioso Nord-Est in giacca e cravatta. Impossibile offrire una sintesi di questi due giorni di discussione, il cui intento era di rendere popolare un riflettere non solo di pochi e per pochi. Se non ritornando a Stanley Cohen e alla riflessione di Gianna Benucci, quando offriva al nostro pensare il concreto della possibilità reale di istituire dei corsi, una formazione, sull’interpretazione non violenta dei conflitti del quotidiano, in tutti gli ambiti, dal politico al sanitario, per gli uomini con la divisa addosso. Un riflettere il suo che affrontava con pragmatismo l’incontro-scontro tra le necessità dell’ordine pubblico e quelle dei diritti umani e civili, pienamente immerso nella pacifica ciurma di questa “nave” di “illusi e sognatori”, quella dei venti relatori che ha per due giorni solcato il burrascoso mare del rapporto tra ordine e diritti. Gianni Buganza Portavoce del Tavolo dei Laici Associazione politico-culturale liberal


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