Luigi Pavone risponde a Valeria Manieri

Carissima Valeria,
ho letto con attenzione la tua lettera aperta rivolta al sottoscritto circa l’argomento omosessualità.

In riferimento a quanto avevo al riguardo precedentemente scritto e comunicato alla redazione di generazione L, la tua lettera tende a comprimere il mio discorso su alcune affermazioni, quelle su cui desidera disquisire, trascurandone il contesto e il senso generale. A quel contesto e a quel senso generale del discorso vorrei a questo punto ritornare, per chiarire e precisare quanto ha suscitato, mio malgrado, non poche incomprensioni.

In quella lettera invitavo semplicemente a tener distinto (e separato) il piano giuridico della questione dal piano scientifico in senso lato in cui soltanto è decidere in che senso l’omosessualità sia un tipo di comportamento sessuale patologico. Aggiungevo inoltre che uno Stato laico liberale, se è davvero tale, può o anzi deve fornire un quadro giuridico e un riconoscimento sociale in cui le coppie di fatto omosessuali possano liberamente vivere il proprio amore.
Davvero curioso che di tutto questo non c’è traccia nella tua risposta.

Le mie perplessità erano rivolte ad una totale equiparazione tra coppie di fatto eterosessuali e coppie di fatto omosessuali – equiparazione che implicherebbe l’estensione del diritto di adozione anche alle coppie omosessuali. Queste perplessità derivano dalla mia ignoranza circa la compatibilità tra i doveri e gli scopi dell’educazione del bambino e l’omosessualità degli educatori.

Tu dici che allora si dovrebbe impedire agli omosessuali di insegnare nelle scuole. Ovviamente non si tratta di questo. Ovviamente l’educazione scolastica non è compromessa dal fatto che l’insegnante è omosessuale. L’educazione intorno a cui è legittimo interrogarsi se possa essere in qualche modo compromessa dalla omosessualità degli educatori è quella genitoriale, che si svolge con la partecipazione attiva del bambino, nell’ambito degli affetti e delle inclinazioni sessuali della coppia, e peraltro sia a livello conscio sia a livello inconscio.

La tua seconda obiezione è che in questo modo, cioè con questa eccessiva prudenza, si rischia di tutelare eccessivamente il bambino, anche su aspetti della sua vita che dovrebbero essere affidati al caso. Riconosco che questo rischio c’è. D’altra parte si deve anche riconoscere che il limite a cominciare dal quale la tutela del bambino comincia ad essere eccessiva è un limite posto convenzionalmente.

Eppure: sarebbe tutelare eccessivamente il bambino evitare che venga adottato da una coppia di barboni? Suppongo che tu sia d’accordo nel ritenere che in questo caso non si tratterebbe di una tutela eccessiva. In questo caso il disagio fisico economico del bambino è evidente. Evidente come evidente è il disagio di una bambina di particolari tradizioni religiose sottoposta al barbaro intervento della mutilazione dei genitali. Voglio dire che in questi casi il disagio del bambino è evidente: disagio economico al limite della sopravvivenza, da un lato, e violenza fisica, dall’altro.

Ma io non sono abituato a ragionare in questi termini, accordando cioè più importanza alle cose che si vedono a scapito delle cose che non si vedono o che si vedono soltanto con un occhio allenato. I disagi psichici sono tanto importanti quanto quelli fisici. E come bisogna tutelare i bambini da certi disagi fisici, così la stessa attenzione deve essere rivolta ai disagi psichici. Non so escludere – e francamente sarei felice di poterlo fare – che il possibile disagio psichico del bambino affidato all’educazione di una coppia di omosessuali possa avere la stessa consistenza dei disagi rispetto ai quali nessuno si arrischia di affermare che le tutele sono troppe.

Sulla questione se l’omosessualità sia o no da ritenere un disturbo psicosessuale e quindi una perversione della sessualità rispetto a ciò che ragionevolmente ci si deve attendere da un normale sviluppo sessuale, mi limito ad osservare che occorre una particolare propensione alla mistificazione per non accorgersi che le cose stanno proprio così.
Amichevolmente


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