La possibilità di esprimersi

Articolo di Marco Paolemili, pubblicato su Mediaquotidiano

Un milione di firme e più, sudate fino all’ultimo giorno, quando ancora Capezzone motivava gli esausti compagni radicali a darsi da fare perché il risultato era ancora lontano. In pochi si aspettavano un risultato tanto “largo” all’inizio della raccolta firme, quel lontano 13 aprile, quando l’opinione pubblica non era minimamente a conoscenza di Luca Coscioni, della sua malattia e della speranza di tanti malati che veniva spenta in Italia. Era tempo di campagna elettorale europea, i DS e gli altri partiti non avevano tempo da perdere con una “questione di coscienza”, impegnati com’erano nella solita sterile guerra a Berlusconi. Si mossero tutti molto più tardi, molto dopo che i lavori del neo eletto Parlamento europeo fossero cominciati. Anche le televisioni e i giornali cominciarono ad interessarsi della legge 40/2004, dei referendum abrogativi, dei malati e delle coppie sterili che già emigravano all’estero per sottoporsi alle tecniche di fecondazione assistita solo a pochi giorni dalla fine della raccolta firme. Lo strumento referendario aveva ripreso forza, sembravano gli anni settanta, quando grandi referendum cambiarono la nostra società civile. Oggi come ieri i cattolici uscivano dalle chiese la domenica mattina e andavano a firmare il referendum, c’era dibattito acceso tra le parti, si parlava di laicità, c’era democrazia. Ad un tavolo di raccolta firme vedevi passare tutta l’Italia. C’era chi non aspettava altro che incontrarti per firmare, chi si fermava ore a discutere sulla legge, sui referendum e sulle altre “anomalie politiche” di Marco Pannella. Alcuni arrivavano ai tavoli arrabbiati, per difendere la nuova legge e i diritti degli embrioni. Con un po’ di fortuna si avvicinava qualche personaggio importante, politici, giornalisti, cantanti. A volte si fermava anche qualche sacerdote, non per firmare però. La gente poneva domande strane, come chi pensava che fecondazione assistita significasse assistenza gratuita per partorire tra le mura domestiche, chi rispondeva che già aveva problemi a garantirsi una fecondazione naturale o chi, come il Sindaco Veltroni non firmava perché come sindaco si riteneva superpartes. Hanno firmato anche i contrari all’abrogazione della legge, come il direttore di Media Quotidiano, Mario Adinolfi, o Giuliano Ferrara che però condividono l’importanza del referendum come strumento democratico in un paese dove il parlamento è più solerte ad approvare leggi che non mirano agli interessi di tutti i cittadini, ma solo a quelli di alcuni. Abbiamo festeggiato il 30 settembre, dopo aver consegnato migliaia di moduli che nelle notti precedenti nella sede di Radicali Italiani e alla CGIL erano stati tutti controllati da instancabili volontari. Abbiamo festeggiato consapevoli che questo è stato il primo passo verso il voto. Adesso tocca alla Corte Costituzionale decidere dell’adeguatezza dei quesiti referendari e ancora una volta alla stampa, alla televisione e alla radio fare in modo che non si dimentichi il referendum. I sondaggi sostengono che il sì vincerebbe senza problemi, ma solo se il confronto sarà ad armi pari. Il timore è lo spettro di sempre: la censura operata da chi detiene i mezzi d’informazione. Bisogna evitare che anche questo referendum faccia la fine di tanti altri, dimenticati dall’opinione pubblica, cancellati quasi totalmente dai dibattiti televisivi o relegati in orari improbabili con tempi strettissimi. E’ successo varie volte, come spesso è accaduto che il parlamento, per evitare un confronto con gli elettori, abbia modificato la legge prima di arrivare al voto popolare per scongiurare il referendum. Assicurare un dibattito, renderlo vivo sarà compito di entrambe le parti. Auspichiamo che si formino non solo comitati per il sì, ma anche per il no. La consultazione referendaria si chiede per abolire o modificare una legge, sottostando però alla volontà dei cittadini, anche se questi dovessero esprimersi per il mantenimento della legge attuale così com’è. L’importante è che alla loro volontà sia data la possibilità di esprimersi.


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