La Religione e lo Stato laico

Su Panorama del 23 settembre 2004 è pubblicata un’intervista al cardinale Ratzinger, il quale dichiara che «l’incontro personale con il Signore apre a iniziative missionarie anche e soprattutto nel mondo intellettuale di oggi… Dobbiamo evitare un secolarismo che esclude la fede, che esclude Dio dalla vita pubblica e la trasforma in un fattore puramente soggettivo Quindi occorre opporsi a questa secolarizzazione radicale». Sono un professore ordinario, di-rettore di dipartimento e membro di senato accademico, che ha insegnato in tre università italiane dal 1983 a oggi e che può dire di conoscer bene la realtà accademica italiana. È vero quel che dice il cardinale Ratzinger, nelle università c’è maggiore resistenza di fronte alla fede, ma ciò deve far riflettere sulla maggiore consapevolezza critica del mondo intellettuale rispetto ad altri settori del-la società. Non è affatto vero invece che manchi la presenza cristiana nelle università, se per tale si considera l’attivismo cattolico. Al centrano, esso si manifesta in cappelle università-rie riservate al culto cattolico, volantinaggi, messe nelle aule e varie manifestazioni di propaganda fide. Che in uno stato laico non dovrebbe svolgersi nelle sedi luogo di valori civili condivisi dove si recano cittadini di tutte le opinioni e fedi. Ciò non significa escludere la religione dalla vita pubblica, ma garantire la riservatezza a chi non desidera essere assillato dallo zelo missionario. La differenza tra stato laico e stato confessionale si misura proprio dal fatto che nel primo Dio è considerato espressione delle religioni liberamente professate, ma che dovrebbero restare estranee alla sfera statale, mentre per il secondo Dio è una realtà oggettiva, la cui esistenza è indubitabile. Considerare Dio un’opinione soggettiva non è frutto di quella “secolarizzazione radicale” cui il cardinale Ratzinger dichiara che “occorre opporsi”, ma è rifiutarsi di confondere, nella sfera dello stato, la realtà con le convinzioni personali. E invece operante in Italia un’opera di "cristianizzazione” che incontra limitato successo sociale solo per l’intimo scetticismo della maggioranza dei cattolici italiani. Diverso e il caso delle istituzioni, per opportunismo o per inerzia più esposte all’influenza della Chiesa. Accadrà mai che nelle scuole pubbliche si consideri che i simboli del Paese sono, non il crocefisso, ma la bandiera e il ritratto del presidente della Repubblica?


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