Il paese dei raccomandati

Di Marco Paolemili

Un paese strano, l’Italia, forse uno dei pochi al mondo che riesce a convivere, senza apparentemente soffrirne, con centinaia di luoghi comuni e di cattive abitudini. Eppure molti dei difetti del bel paese non sono altro delle ingegnose invenzioni di alcuni dei suoi cittadini, che l’uso comune e indiscriminato ha tramutato da vanto a vergogna nazionale. Uno di questi è, senz’altro, la raccomandazione. Essa nasce probabilmente dalla grande idea di Mecenate di sostenere economicamente e culturalmente grandi artisti e uomini di cultura dell’antica Roma. Probabilmente anche allora il mecenatismo era macchiato da interessi politici e personali che miravano a promuovere maggiormente chi era più nelle grazie di alcuni, tuttavia nei secoli che vennero dopo, l’Italia (che ancora non era una nazione vera e unica) produsse grandi uomini ai quali tutto il mondo deve molto. Parallelamente al mecenatismo, in Italia e non solo, scorreva il nepotismo che ormai non si occupava più di successioni a figli e nipoti di regni e altri importanti incarichi politici, ma anche di tramandare attraverso generazioni incarichi pubblici e amministrativi. Mecenatismo e nepotismo andavano fondendosi sempre più e nasceva una nuova pratica: la raccomandazione. Si tramandava ormai di tutto e a tutti, privilegiati erano sempre i legami di parentela, ma adesso anche le “conoscenze” erano ben accette per accordare benefici. Due istituzioni parenti (guarda caso) ne facevano uno dei loro fondamenti: la mafia e la politica che spesso così era difficile distinguere. E oggi? Com’è la situazione? La raccomandazione gode di ottima salute naturalmente ed è ormai entrata nel tessuto sociale italiano. Tutti sono raccomandabili e anche i raccomandatari sono pressoché infiniti. Molti si raccomandano ai Santi e alla Madonna per ottenere grazie più o meno probabili, altri ai malavitosi locali per avere protezione, altri al politico di turno (a volte sinonimo di malavitoso locale) che in cambio di un voto alle prossime elezioni procurerà un’assunzione in un ufficio. Ma forse questa forma di mettersi nelle mani di qualcuno non è prettamente italiana, non possiamo pensare che solo il nostro paese goda di una forma tanto becera di richiesta di favori. Gli Italiani, veri e propri geni, hanno esteso ancora di più la raccomandazione! Tramandare da padre in figlio il proprio posto di lavoro è la prassi, spesso favorito dalle stesse aziende. Ciò potrebbe anche essere giusto in una visione familiare: perché non affidare ai propri figli i frutti del proprio lavoro affinché questo continui ampliando il capitale? Ma neanche questo è un vanto italiano… E’ sbagliato dire che l’università italiana non produce nulla, essa è la più grande fabbrica di raccomandati al mondo! Basta dare un’occhiata a qualche lista di docenti universitari e poi a quella di studenti dello stesso ateneo per vedere che spesso molti cognomi si ripetono. E non solo, sono anche i cognomi dei professori a ripetersi! A quanti studenti è capitato di studiare su libri che portavano il nome dei padri dei professori docenti o di entrare in aule intitolate a memoria d’illustri padri di qualche proprio professore? La facoltà che batte tutti è Medicina e Chirurgia. Nella patria di baroni molto spesso incompetenti, la prassi per entrare nelle scuole di specializzazione è quella di farsi raccomandare da un professore (i test di ammissione sono totalmente inutili, prendono sempre tutti il massimo dei voti perché le domande vengono estratte da un pool che tutti gli studenti di Medicina conoscono). Il problema è che questa pratica è così diffusa che anche con la raccomandazione spesso bisogna aspettare qualche anno per entrare! A meno che tu non sia un raccomandato tra i raccomandati, cioè figlio di professore o parente stretto o amico di famiglia… Ma l’Italiano non poteva fermarsi a così poco, doveva portare la raccomandazione ancora di più nella vita comune. D’altra parte come biasimarlo? Basta accendere la televisione o andare al cinema per vedere raccomandati! I concorrenti del Grande Fratello, tutti rigorosamente già esperti nel campo dello spettacolo, oppure nomi del cinema e della musica: Violante Placido, i Tognazzi, Silvio Muccino, Nicolò Fabi. Non andiamo avanti, renderemo noiosa la lettura, noiosa e di scarsa qualità come molti dei raccomandati sopracitati e di altri omessi, ma nella mente di tutti. Ecco quindi le nuove frontiere della raccomandazione: i locali chic delle grandi città. Si era cominciato ammettendo solo le coppie o le donne sole, adesso quello non basta più in molti posti trendy, bisogna conoscere qualcuno alla cassa, al bar, alla sicurezza o, per andare sul sicuro davvero, il proprietario. Che ridicoli, pensano che essere raccomandati sia un privilegio da ostentare, non si rendono conto che in Italia, in un modo o nell’altro, lo siamo tutti.


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