Caro Flavio Briatore

Da GQ di settembre 2004 Caro Flavio Briatore, lei è spesso bersaglio della satira e non intendo aggiungermi anch’io in un gioco francamente troppo facile. Questa e una lettera scarlatta solo in rispetto alla forma che si e data: di fallo va considerala un segno di sincera curiosità nei suoi confronti e soprattutto nei confronti del mondo che lei così bene rappresenta. Il suo mondo è perfettamente circoscritto dal triangolo metonimico Naomi – Formula1 – Billionaire. Non importa se lei e Naomi vi siete lasciali, non importa da quale box lei sporga il lesione (Renault, se non sbaglio), non importa dove stia il Billionaire (Porto Cervo, se non sbaglio), il suo mondo è contrassegnalo da donne impossibili, macchine impossibili, posti impossibili. Una specie di immenso trilocale a forma di favola, dove lei e i suoi simili –selezionatissimi- ovviamente: gente disinvolta e charmante, che non ha certo bisogno di far ciondolare un pass al collo per gironzolare in paradiso – trascorrete le vostre vile, riposando e lavorando (ma soprattutto lavorando, perché sono sicuro che in una situazione come la vostra, così favolosa, cosi da vacanza perpetua, alla fin fine non ci si rilassa un animo). Ma la mia curiosità comunque va in un’altra direzione. Ecco, io mi chiedo, dal suo mondo come si vede il nostro? Non è demagogia eh, badi bene. Non e questione di ricchi e poveri. La mia domanda è proprio sul rapporto, non so come dire, fenomenologico, cognitivo, con la realtà. Che cosa percepisce lei della realtà? Come arriva ai suoi sensi e al suo pensiero, attraverso quali finestre, quali sofisticali mezzi di ripresa – le stesse telecamere che hanno i piloti sulle auto? – quella cosa che noi conosciamo così bene e che per comodità generale qui continuerò a chiamare realtà? Le chiedo questo perché lei non soltanto vive in quell’altro mondo, ma lo promuove instancabilmente. Nel suo sito dichiara: “La Formula1 non è solo sport e tecnologia. Ciò che affa¬scina la genie è quello che c’è attorno: il glamour, lo stile di vita”. Come a dire che se c’è qualcuno che deve guardare qualcosa, non sono certo lo che devo guardare voi. semmai siete voi che dovete guardare me. E infatti, in una bel¬lissima puntala di Sciuscià, ricordo che Riccardo lacona mostrava tutta la gente seduta sui muretti fuori dal Billionaire a vedere, un po’ come sulla passerella di Sanremo, chi entrava quella sera nel suo favoloso locale. Insomma, sembrerebbe che il popolo della realtà, anche solo sognando, in qualche modo vi conosca. Ma voi, ma lei, che cosa sa di noi? Che idea si è fatto dei nostri treni, delle nostre strade, dal suo paddock? Le è mai capitato di sentire l’aria che c’è fuori? Ci sarà pure un momento – magari quello tra il taxi e la saletta lounge – in cui è costretto a fare cento metri da queste parti. Ecco, che impressione ne trae? Cosa vede quando ci guarda? Dove trova la forza per non affrettare il passo? Io me la immagino nel suo resort di Malindi – Lion in the sun, 11 suites, quattro piscine marine eccetera eccetera – mentre tenta di capire insieme ai suoi ospiti, tutti in assoluta buona fede, perché ci ostiniamo a sopravvivere, a riprodurci, a guardare i gran premi. Magari mi sbaglio, già sento che lei mi risponderebbe con le sue iniziative nel sociale. Le famose iniziative, il famoso "sociale" – siete proprio favolosi -: «II Billionaire, ormai mitico punto d’incontro sia per i personaggi della mondanità, sia per i protagonisti del management internazionale e per gli opinion leader, non è solo il tempio indiscusso del divertimento estivo, ma si impegna attivamente anche nel sociale, abbi¬nando in più occasioni ai suoi progetti importanti iniziative umanitarie». Ripeto, magari mi sbaglio, però il testo del suo sito conti¬nua: «Nel 2004, per la prima volta dalla sua nascita, il Billionaire porta il proprio modo di essere, il proprio stile, la propria esclusività, nelle discoteche Top di tutta Italia con un Tour itinerante che si svilupperà in 15 città…». Il che mi fa pensare che per lei sia più facile immaginare il nostro mondo favolosizzato dal suo, piuttosto che il suo contaminato dal nostro. Il che mi fa pensare che fino a quando non riuscirà a trasformarci in un’umanità di fratelli billionaire, preferirà non guardar fuori dalla finestra.


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