Cattolicesimo e Liberalismo

Di Luigi Pavone

Ho recentemente scovato nel mio epistolario la lettera rivolta al mio amico politologo non ancora affermato Massimo Messina, fiducioso e ottimista circa la possibilità di accordare il Cattolicesimo con il Liberalismo. È un frammento di un lungo confronto. Certe argomentazioni ripropongono confusamente le critiche che il filosofo italiano Croce rivolgeva al comunismo e al cattolicesimo, alle loro pretese liberali. Alcune idee sono nel frattempo cambiate. E alcune certezze disciolte. Trattandosi di una lettera privata, molte cose sono non dette o lasciate all’intuizione del mio interlocutore. Il linguaggio zoppica un po’ e non sempre è chiaro. Tuttavia è qui di seguito proposta ai lettori integralmente e senza variazioni di sorta. Tra i motivi che mi inducono a proporre la pubblicazione di questa lettera c’è l’acuirsi del confronto tra laici e cattolici in seguito alla approvazione della legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita e in seguito alla richiesta di referendum abrogativo. E inoltre e soprattutto c’è la convinzione che il rapporto conflittuale tra laici e cattolici resta decisivo, in quanto espressione di due diversi modi di rapportare l’esistenza al progresso, o per meglio dire all’essenza del progresso, cioè alle sue intrinseche finalità. Caltanissetta 2 marzo 2003 Caro Massimo, in genere, la libertà pensata e vissuta nell’ambito della modernità differisce essenzialmente dalla libertà che sta al centro della proposta morale metafisica o teologica. La contrapposizione tra liberalismo e cattolicesimo è uno dei modi in cui si manifesta la contrapposizione di fondo tra modernità e tradizione metafisica. L’area culturale cattolica seguita a disconoscere la portata decisiva del pensiero moderno e postmoderno, evidenziandone soltanto gli aspetti di una drammatica separazione dalla fede. E proprio per questo ritiene che contro gli esiti nichilistici della cultura contemporanea sia sufficiente fare appello al comune buon senso o al timore di fronte ai pericoli legati alla diffusione del c.d. relativismo etico. Ne consegue una incapacità di cogliere l’autentico significato del carattere conflittuale del rapporto tra civiltà liberale e civiltà cattolica. Detto questo, segue un tentativo di precisare, in qualche modo e in forma che direi provvisoria, il tratto discriminante rispetto al quale ha senso parlare di una conflittualità di fondo tra cultura moderna e cultura tradizionale. Discrimen che pregiudica qualsiasi forma di compromesso tra pensiero liberale e pensiero cattolico. In accordo con la tradizione metafisica occidentale, il Cattolicesimo, nella sua dottrina fondamentale, insegna l’esistenza di un governo divino del mondo, che in quanto divino possiede i tratti totalizzanti che la filosofia greca ha sin dall’inizio attribuito all’idea di verità, intesa come disvelamento o trasparenza, ma anche come forma estrema di stabilità – qualità, quest’ultima, da cui dipende un altro tratto costitutivo dell’essenza della verità, cioè la sua funzione salvifica, presente nel Cristianesimo e in linea di principio in tutti i sistemi metafisici o religiosi. Tale Ordinamento divino del mondo, la cui articolazione essenziale afferma la radicale dipendenza ontologica dell’Uomo da Dio, rappresenta, da un lato, il valore della conoscenza, e dall’altro si propone alla libertà come imperativo etico, al di fuori del quale c’è arbitrio, licenza, male. In quest’ottica, la libertà appare autenticamente tale nella misura in cui si costituisce entro i limiti imposti dall’imperativo etico, cioè nella misura in cui corrisponde alla sua stessa natura e quindi alla sua intrinseca vocazione alla trascendenza. Anche l’agire politico, come ogni altra forma di volontà, deve sottostare al medesimo ordine morale, se intende operare in modo efficace e soprattutto conformemente alla vera natura dell’uomo. C’è dunque una patologia della libertà che emerge allorquando la libertà si sovrappone al volere divino e da possibilità di salvezza diventa pretesto per vivere secondo la carne (cfr., tra l’altro, l’enciclica Veritatis Splendor). Di tutt’altra specie è il concetto moderno di libertà su cui si innesta la teoria (e la prassi) del liberalismo europeo. Contrariamente ad un modo di intendere il rapporto tra libertà e verità che fa dell’Umanità e della Storia realtà per così dire preambolari, la cultura moderna mette a punto un concetto di libertà che, riconoscendo l’autonomia dell’esistenza del mondo rispetto agli oltremondi della metafisica, esprime piuttosto il sì detto alla vita di cui parla Nietzsche che non la subordinazione a scopi soprasensibili. Col che non si vuole sottovalutare la portata di correnti filosofiche contemporanea aperte alla trascendenza, ma si vuole affermare che, nonostante queste aperture, il percorso di fondo della filosofia moderna e contemporanea resta contrassegnato dal Nichilismo, cioè da ultimo dall’affermazione del Divenire inteso come realtà assoluta e della libertà umana come forma emergente di tale indipendenza.


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