Credo in Dio ma senza preti

Da un recente studio emerge la tendenza ad eliminare ogni “mediazione” tra uomo e divinità

Di Carlo Rippa

Da un recente studio voluto dall’arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, raccolto nel volume "Il messaggio e la prassi" (Edb), è emerso, fra l’altro, che i fedeli tendono ad eliminare ogni tipo di mediazione fra l’uomo e Dio. Il 44,5 per cento degli intervistati ha dichiarato che non c’è bisogno dei preti e della Chiesa per comunicare con Dio, mentre solo il 13 per cento fa discendere dalla religione i criteri per stabilire ciò che è bene da ciò che è male. I 54 mila cittadini residenti sul territorio oggetto dell’indagine statistica, non rappresentano certamente un "campione" vastissimo; tuttavia gli autori dell’indagine hanno dichiarato che l’accuratezza degli strumenti di ricerca utilizzati, consente di ritenere che i risultati raggiunti possono essere ritenuti significativi per l’intero territorio nazionale. Gli esiti della predetta indagine sono ancora più preoccupanti perchè essi vanno ad aggiungersi a quelli, molto negativi, emersi a seguito della ricerca demografica sul clero in Italia, commissionata dalla Conferenza episcopale italiana alla Fondazione Giovanni Agnelli di Torino. E’ certo che, in questi ultimi anni, si sono moltiplicati i libri, le inchieste, i sondaggi sulla scomparsa del sacro, sulla secolarizzazione delle società occidentali, sulla necessità di un recupero dei valori assoluti. La gerarchia cattolica appare fortemente preoccupata, ma i rimedi tardano ad arrivare ed i problemi si complicano ogni giorno di più. E’ altresì utile ricordare che stime molto attendibili dicono che i battezzati in Italia sono il 94 per cento e che di essi, soltanto l’8 per cento partecipano regolarmente alle funzioni religiose, si accostano con assiduità ai sacramenti e si sforzano di rispettare integralmente il messaggio cristiano; peraltro la percentuale dell’8 per cento, di per sè alquanto modesta, tende a ridursi ulteriormente. Neppure le ricerche riferite in particolare ai giovani, rivelano risultati esaltanti. I giovani oggi credono in Dio, a modo loro, ma sono scarsamente interessati alla persona di Gesù. Il motivo è abbastanza comprensibile e consiste nel fatto che Gesù obbliga a comportamenti coerenti, impone la testimonianza, mentre Dio è un’entità generica e ciascuno può figurarselo come meglio crede. Così, almeno a giudicare dalle risposte date da moltissimi giovani a chi li intervista, essi non esitano a dichiararasi lontanissimi da nevrosi fondamentaliste e disposti a transigere sui rapporti pre-matrimoniali, sui contraccettivi, sulla droga, sulla discoteca, eccetera eccetera. Altro dato significativo è il crescente allontanamento dei giovani dalla Chiesa (contrariamente a quanto lasciano pensare gli incontri giovanili con il Papa) e, in particolare, dalla messa domenicale, frequentata per lo più da persone anziane. I motivi di detto allontanamento sono coerenti con i mutamenti sopra evidenziati, con l’aggiunta di un riferimento specifico alle prediche domenicali, troppo spesso allucinanti e stucchevoli, fatte da preti visibilmente depressi. Il problema della eliminazione dei preti nel rapporto comunicativo con Dio è motivo di approfondita ma sterile riflessione nell’universo cattolico, ben consapevole del fatto che esso affonda le sue radici nella secolarizzazione che avanza inevitabilmente con la globalizzazione del mondo. Certamente un fattore importante su cui si può ancora insistere è la testimonianza: troppi preti, oggi, non rappresentano più la realizzazione di una vita che attrae; di una vita che incarna e dà senso ai valori di bontà, di sacrificio, di povertà, di carità, di giustizia, di profondo rispetto della dignità di ogni uomo. E’ significativo il fatto che molti fedeli rimpiangano oggi il tempo in cui il prete era "visibile" perchè portava la tonaca. E’ infatti vero che i "segni" aiutano ad andare oltre ed un prete in talare, non solo dimostra il suo distacco dalle realtà di questo mondo, ma è anche più facilitato a mettersi in comunione con Dio. La inutilità del prete nel rapporto con Dio, messa in evidenza dal recente studio indicato in premessa, potrebbe essere l’inizio di un processo di protestantizzazione che si sta diffondendo fra i cattolici; ma potrebbe essere anche un problema tutto interno alla Chiesa, che impone di trovare al più presto nuove forme di riorganizzazione del modello ecclesiale.


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