Referendum days: mattina a via Catania…

Di Marianna Mascioletti

Roma, giovedì 22 luglio: c’è bisogno di raccogliere le firme che mancano entro pochi giorni. Per questo anche noi di Generazione L ci gettiamo come un sol uomo nell’allegro caos dei Referendum Days, presidiando uno, due, tre tavoli a testa, senza risparmiarci. Io (Marianna), per il mio primo referendum day, ho scelto due “location” di Roma molto diverse tra loro: il mercato rionale di via Catania e lo spazio davanti al negozio “Castroni” in via Cola di Rienzo. Beh, alla fine della giornata ero distrutta, ma dire “felice” è poco. Tante immagini mi rimarranno in mente: Salvatore (il mio “compagno di tavolo” della mattina) che offre a me e alla cancelliera, la signora Armenia, un caffè freddo ristoratore, che va a comprare un ombrello per ripararci dal sole, che porta i suoi amici a firmare; il signore di mezza età che mi chiede “Siete radicali?”, io con un po’ di esitazione gli rispondo “Sì” e quello, anziché andarsene schifato come fanno tanti, dice “Allora firmo con piacere, sono fascista ma mi piacciono i Radicali perché sono liberi dentro” (e quanto conta, questo, in una zona tradizionalmente “nera” come via Catania); le vecchiette che si siedono dietro al nostro tavolo per riposarsi un po’, chiacchierano, raccontano la loro vita e poi firmano anche loro (“per la ricerca scientifica va sempre bene..”); le due cancelliere, la signora Armenia già citata e la signora Antonietta, che sono state veramente fantastiche, uscendo spesso dalla loro funzione “istituzionale” per concedersi un po’ di sana militanza; i ragazzi che in via Cola di Rienzo mi dicono “Ah, è qui che si firma? Stavamo cercando un tavolo da giorni…”; le mamme che “parcheggiano” i passeggini dei figli (tenuti buoni dalla cancelliera Antonietta con qualche biscotto) e firmano convinte: tra queste una mamma molto speciale, la presentatrice Selvaggia Lucarelli, incinta di quattro mesi, che tra una folla di vecchiette adoranti mette la sua firma sul nostro modulo; Paolo Pietrosanti, storico dirigente radicale e militante del tavolo pomeridiano, che, pur essendo non vedente, si impegna a volantinare ed a coinvolgere le persone per strada con battute simpatiche e allegri siparietti; insomma, in questa giornata, come non mi capitava da tempo, posso dire veramente che è andato tutto bene. E posso anche ricordarmi di aver promesso a me stessa, in un giorno ormai lontano, che la militanza radicale sarebbe stata la mia vita. Mi è capitato di dimenticare questa promessa, di doverla mettere da parte, di pensare “Adesso basta, troppe ne ho sentite, vado via” (e certo il clima teso che si respira al partito in certe occasioni non aiuta, così come è controproducente che qualcuno ti consideri solo una “macchinetta da tavoli”), ma di rinnegarla mai. E sarebbe un peccato che mi capitasse ora.


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