La fatica dei giovani radicali

Di Marco Paolemili su Mediaquotidiano del 14 luglio 2004

Continua il cammino della campagna di raccolta firme per il referendum abrogativo della legge 40/2004, la strada è sempre in salita ed ancora lunga. Il comitato promotore ha deciso di “tagliare” le prime firme così da prolungare la raccolta sino alla fine di settembre. Ce la stiamo mettendo tutta, molti di noi, militanti radicali, passano intere giornate ai tavoli, ai concerti, alle manifestazioni culturali delle grandi e piccole città d’Italia per raccogliere firme e informare persone che ignorano l’esistenza di questa legge. Non è facile, perché i mezzi d’informazione pilotati dai partiti non parlano, come sempre, della nostra iniziativa e perché gli stessi partiti tacciono, non s’impegnano o stentano a partire nella raccolta delle firme. Così ci ritroviamo tutte le sere a Roma a pochi metri dall’ingresso della festa dell’Unità, perché all’interno la direzione dei DS non si muove come sempre, per far firmare i militanti e i simpatizzanti che Fassino e compagni hanno lasciato liberi di prendere iniziative personali (ci mancherebbe altro, aggiungo io!). Lo ha detto Emma Bonino, ma noi lo sapevamo già: “Basterebbero due o tre feste dell’Unità e avremo finito la raccolta”. Eppure la testa dura e la speranza non mancano, neanche a noi giovani radicali di Generazione L. Così dopo aver incassato qualche “no” e “mi dispiace”, siamo riusciti a smuovere qualcosa. Gino Ciogli, sindaco DS di Ladispoli, e il suo consiglio comunale sono scesi in piazza con noi e hanno raccolto le firme, maggioranza e opposizione fianco a fianco per difendere diritti che sentivano propri: il diritto alla cura, alla ricerca scientifica e al referendum. La storia continua a ripetersi, perché questa è l’Italia: direzioni dei partiti nei loro bei palazzi romani a manovrare schieramenti politici, tessere tele che serviranno solo a loro e litigare su temi di bassa politica senza curarsi delle esigenze degli elettori che rappresentano; cittadini e piccoli amministratori locali, che a volte mostrano molta più lungimiranza, a battersi per i loro diritti. Sono i piccoli quindi a rimboccarsi le maniche, a mandare a quel paese le direzioni nazionali e scendere in campo. Dopo il comune di Ladispoli, sono i giovani dei partiti ad unirsi a noi. Molti di loro non hanno esperienza in politica attiva, sono stati sempre imprigionati nelle retoriche e nell’immobilismo dei loro “grandi” e così noi, nati da meno di un anno, ci ritroviamo ad essere più esperti di organizzazioni giovanili con grandi direttivi e molti mezzi. Con entusiasmo i Giovani dell’Italia dei Valori, la Federazione dei Giovani Socialisti, il Movimento Giovani Socialisti, l’Osservatorio Grandangolo, il Progetto Giovani del Patto dei Liberaldemocratici e i Giovani Liberali hanno cominciato a seguire il nostro esempio. Sono tutti piccoli partiti, non abbiamo nelle nostre fila nessun ragazzo di Azione Giovani, nessun giovane Comunista, né alcun membro della Sinistra Giovanile, a riprova che a volte la popolarità si può tramutare in antipopolarità e non appoggiare un referendum può significare trovarsi battuto in rappresentatività dal suo risultato. Il nostro pensiero è andato anche ad un’altra categoria lesa dalla legge sulla fecondazione medicalmente assistita, le coppie omosessuali, a cui è vietata la possibilità di usufruirne. Gay e lesbiche non ci stanno a vedere ancora una volta calpestati i loro diritti e sono scesi in campo anche loro. Al Gay Pride di Roma, sul palco c’erano gli esponenti dei Verdi, di Rifondazione Comunista e dei DS; noi Radicali come sempre non eravamo invitati, ma in fondo non avevamo tempo: eravamo lì a fianco con un tavolo, per raccogliere le firme. Clamorosa come sempre la loro politica, parlare agli omosessuali per ottenere i loro voti sì, ma scendere e sporcarsi le mani con un referendum per render loro dei diritti non se ne parla! Non ci siamo abbattuti neanche davanti a questo, come potevamo dopotutto? Sapevamo che qualcuno avrebbe inteso il nostro messaggio. L’Arcigay di Roma ci ha ascoltato e i giovani radicali di Generazione L sono stati ospiti del loro stand a “L’altra sponda”, manifestazione che si tiene sulla riva del Tevere. Sono tutti piccoli passi, gocce nel mare, ma compiuti con impegno. La strada per arrivare alle fatidiche cinquecentomila firme è ancora molto lunga e tutta in salita. Qualcuno non arriverà fino in cima, demoralizzato dall’indifferenza dei “grandi” politici, ma più saremo a percorrere quella strada prima qualcuno di noi, giovane o no, arriverà alla cima. Dalle colonne di questo giornale, noi ragazzi di Generazione L vi invitiamo a mettervi in cammino, a dare il vostro, anche piccolo, contributo per il referendum, quello strumento democratico che vorrebbero portarci via. Visitate il nostro sito www.generazioneelle.it, cercateci nelle piazze d’Italia e nelle università, facciamo vedere a tutti che, anche se con pochi uomini, la nostra forza politica è grande e va al di là delle logiche di schieramento. Facciamo politica vera, perché la democrazia non è una dittatura di una maggioranza relativa ma dialogo e lavoro comune.


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