Il Manifesto di Ventotene

Il Manifesto di Ventotene Altiero Spinelli (1907-1986) aderisce molto giovane al Partito Comunista Italiano, partecipando alla lotta clandestina contro il fascismo. Arrestato nel 1927, sconta dieci anni di prigione e sei di confino. Durante il suo confino a Ventotene, studiando i testi dei federalisti anglosassoni, abbandona il comunismo e abbraccia il federalismo. In quel periodo elabora, insieme a Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, il Manifesto di Ventotene (1941). Spinelli si rende presto conto del fatto che la battaglia per la federazione europea richiede la creazione di un’organizzazione politica nuova, immune dai feticci nazionali e dei limiti delle ideologie tradizionali. Sulla base di questa convinzione promuove la fondazione del Movimento Federalista Europeo (Milano, 27 – 28 agosto 1943). Agli inizi degli anni cinquanta, l’azione di Spinelli e del MFE sul governo italiano si rivela decisiva per fare della costituente europea la questione centrale delle trattative intergovernative per la creazione della Comunità europea di difesa (CED). E’ grazie a questa azione che l’Assemblea ad hoc (l’assemblea allargata della CECA) viene incaricata di elaborare lo statuto della Comunità europea,di difesa cioè dell’organismo politico incaricato di controllare l’esercito europeo. L’Assemblea assolve al suo mandato elaborando un testo , ma la sua opera viene vanificata dalla mancata della CED da parte della Francia (1954). Nonostante questa sconfitta, fra il 1954 e il 1960, Spinelli e il MFE rilanciano la lotta federalista impegnandosi per mobilitare l’europeismo ormai diffuso in una protesta popolare crescente – azione del Congresso del Popolo europeo – diretta contro la legittimità stessa degli stati nazionali. Dopo aver abbandonato il MFE negli anni sessanta, nel 1970 viene nominato membro della Commissione esecutiva della CEE. Dal 1976 al 1986 è membro del Parlamento europeo, divenendo nel 1984 presidente della Commissione istituzionale. E’ nel Parlamento europeo che Spinelli, per la seconda volta, ha l’opportunità di avviare un’azione di tipo costituzionale, promuovendo all’interno del Parlamento europeo, ormai eletto direttamente, l’elaborazione di un progetto di Trattato di Unione europea (approvato a larghissima maggioranza il 14 febbraio 1984). Questa iniziativa viene frenata e insabbiata dai governi nazionali, che nel 1985 varano il meno ambizioso Atto Unico europeo. Essa segna tuttavia l’ingresso sulla scena europea del Parlamento europeo come nuovo soggetto politico nel processo di democratizzazione delle istituzioni comunitarie. Muore a Roma il 23 maggio 1986.


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