La mediazione culturale che non c’è: l’ennesima battaglia ospedaliera persa?

Gentili Assessori, chi vi scrive da almeno un anno sta cercando di mettere al centro dell’attenzione pubblica e delle istituzioni politiche cittadine il problema della necessità della cosiddetta "mediazione culturale" in ambito ospedaliero pubblico. Si parla, lo ricordo, di grandi istituzioni padovane con migliaia di addetti e migliaia di prestazioni, che sempre più hanno a che fare con le necessità derivanti dalla presenza del cittadino straniero. Il ritardo culturale in merito è enorme, come più volte denunciato, come enorme è il ritardo istituzionale. Non sappiamo (e neppure lo crediamo) se da sola questa figura sia in grado di risolvere i problemi dell’incontro (e spesso dello scontro) tra immigrazione ed istituzione ospedaliera, nondimeno il nostro essere dalla parte della necessità di un’apertura multiculturale delle possibilità, ci chiede di intervenire e di essere presenti e pressanti su tale ritardo. Regolare o meno – a noi non importa – il cittadino non comunitario risente delle nostre stesse problematiche sanitarie con in più la difficoltà dell’incontro con una realtà che non conosce, una cultura sanitaria spesso estranea, una lingua. E spesso in una condizione sociale ahinoi disagiata, alcune volte fortemente, decisamente. L’esigenza di mettere le problematiche del cittadino non comunitario al centro della nostra comune attenzione – nel contesto di un impegno fortemente improntato verso i diritti umani e civili, e innanzi alla consapevolezza dell’arretratezza anche culturale in merito, aldilà delle chiacchiere, anche poche, delle istituzioni della Sanità a Padova e provincia – era da noi già stata severamente posta in seno ad un convegno del marzo scorso dal titolo "Pronto Soccorso e Società civile”, tenutosi a palazzo Moroni. E parte fondamentale della nostra relazione (pubblicata parzialmente anche nei quotidiani di Padova) dal titolo "Visioni dello straniero, del diverso, dello sbandato (ecc.)", era su tale arretratezza interpretativa e culturale per l’appunto centrata. Di recente (il 22 giugno) ci siamo soffermati nuovamente anche su questo in un Intervento pubblicato sul Mattino di Padova e sul Gazzettino in seno all’apertura di una discussione (i "Dodici punti") sui problemi della Sanità a Padova, lamentando ancora una volta il silenzio istituzionale e il suo profondo, assurdo immobilismo. Che l’immaginazione non sia al potere negli Ospedali lo avevamo compreso da tempo, ma che nemmeno l’oggettivo afflusso di moltissimi cittadini non comunitari (non solo tra i pazienti ma anche tra gli operatori, per esempio delle pulizie e non solo) riuscisse a smuovere qualcosa innanzi alle più volte denunciate "ossessioni da budget" dei nostri sommi dirigenti voluti da Galan, ancora ci stupisce. E han lauree, uffici, responsabilità dirigenziali. Allora siamo qui a chiedere, ancora una volta, la necessità e lo studio di questo incontro che non c’è, non appare con pertinacia all’orizzonte: quello tra migranti, tra multiculturalità e Istituzioni Ospedaliere. Giacchè noi non riteniamo, come qualcuno, che il problema sia problema essenzialmente, ciecamente di "ordine pubblico" come a nostro avviso finora è stato scioccamente e pericolosamente interpretato. E’ invece un problema di capacità di apertura al diverso eppur eguale, un problema di disponibilità culturale. L’arretratezza in campo politico e sindacale in ambito ospedaliero si è finora dimostrata somma a dir poco. La disponibilità a prepararsi ad una nuova cultura della multietnicità da parte di tanti, troppi operatori, medici compresi, non c’è, non appare. Su chi, come le forze dell’ordine, spesso lasciate in trincea sole e gravemente impreparate su tale fronte, taccio, giacchè bisogna che qualcuno si decida ai loro vertici a scorporare il problema dell’immigrazione tra quelli "dell’ordine pubblico", per così dire, per inserirlo in ben altri e alti e nobili contesti interpretativi. Quanto, signori Assessori, ai vertici del sanitario, dovete parlarci voi, noi non veniamo ascoltati. Le stesse analisi sulla necessità, imposta dai fatti, alla multiculturalità che appaiono sui giornali non toccano evidentemente, per quanto annose, nessuno tra gli addetti ai lavori. Urge non solo la necessità di aprire uno studio e un dibattito che prepari a queste aperture, ma urge l’esigenza di pensare e porre in essere rapidamente l’iniziativa concreta ed effettuale. Per questo e su questo, con rispetto e cortesia, continueremo a pressarvi, gobettianamente, con i nostri ideali e le nostre possibilità ideative. Intervenite! Padova, li 12 Luglio 2004 Gianni Buganza Portavoce del Tavolo dei Laici


Comments are closed.