Se questo (l’embrione) è un uomo

Laici e cattolici a confronto

Di Lugi Pavone

A plaudire alla recente legge sulla fecondazione assistita sono anche non pochi laici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A quanto pare non sono soltanto i cattolici: a plaudire alla recente legge sulla fecondazione assistita – oggetto di una campagna referendaria che vede i radicali schierati in prima linea – sono anche non pochi laici. Il dato è indubbiamente interessante. Occorre tuttavia non perdere di vista lo sfondo: la contrapposizione cioè tra laici e cattolici. Anche se in modi diversi, lo si perde facilmente di vista.
Iscrivere ad es. il senso di quella contrapposizione a qualche capitolo della storia politica e culturale d’Europa e in particolare della storia italiana significa sostenere un punto di vista unilaterale, inevitabilmente inadeguato a cogliere l’attualità del contrasto, che è l’attualità del contrasto tra due diversi modi di rapportare la ragion pratica all’essenza dello sviluppo tecnologico.

Detto questo, c’è un secondo fraintendimento, circa il senso del rapporto tra cultura laica e cultura cattolica. E questo secondo fraintendimento è prerogativa dei laici. Vale a dire che c’è da parte dei laici una certa negligenza a riconoscere che la distinzione tra ragione e fede, e, mutatis mutandis, tra Stato e Chiesa, è una distinzione che i cattolici non soltanto riconoscono, ma pongono altresì come valore. In un senso, è vera l’affermazione secondo cui la separazione tra potere mondano e potere spirituale è una acquisizione che discende dal cristianesimo.
Certamente, la differenza fondamentale è che se per il cattolicesimo c’è continuità e armonia tra ragione e fede, e tra Stato e Chiesa – la filosofia tomistica resta per la Chiesa cattolica un punto di riferimento costante e essenziale –, d’altra parte per il pensiero laico questa unità e questa armonia sono affatto sprovviste di garanzie.

Ciò non toglie che anche per i cattolici, come per i laici, la legislazione dello Stato ha il compito di dispiegarsi liberamente e indipendentemente da principi confessionali, e quindi indipendentemente dalla Chiesa, il cui dominio è spirituale.
Questa premessa – forse un po’ frettolosa, e di questo mi scuso con i lettori più esigenti – vale comunque a deplorare un modo troppo semplice di liquidare e bollare come clericale la legge n.40 sulla fecondazione assistita, tanto più se si considera – come sopra accennato – che anche tra i laici, a quanto pare, essa trova sostenitori. Vale soprattutto come invito a discutere le argomentazioni avanzate a giustificazione di questa legge e la loro pretesa laicità.
Quanto segue è un tentativo di mostrare che parte di queste argomentazioni sono o infondate ovvero incapaci di costituirsi su un piano puramente laico.
Alle motivazioni che stanno alla base della proibizione della fecondazione eterologa – motivazioni che sono riconducibili, da un lato, al concetto di diritto naturale di famiglia, e dall’altro alla esigenza di tutelare il nascituro da possibili disagi psichici affettivi – è possibile replicare mostrando che il concetto di Codice naturale è insostenibile – non tanto per i suoi contenuti particolari, per altro variabili, quanto piuttosto per la forma –, e che il dubbio circa i possibili disagi psichici affettivi del bambino nato da fecondazione eterologa è infondato.
Ma le conseguenze negative più gravi, per il successo della fecondazione, per la salute della donna, e per la ricerca scientifica, discendono dalle norme per la tutela dell’embrione.

Conformemente al principio di separazione tra ragione e fede, Stato e Chiesa, i sostenitori di questa legge, a giustificazione delle norme di tutela dell’embrione, avanzano non già il punto di vista religioso, secondo cui Dio infonde l’anima sin dal primo istante del concepimento e quindi l’embrione è persona a pieno titolo, ma l’idea che se la tutela dell’embrione non può poggiare su questo presupposto religioso – conseguenza la violazione del principio di laicità dello Stato –, può comunque in modo laico poggiare sul dubbio che l’embrione sia persona – non è forse il dubbio l’essenza del pensiero laico? Se non che, il dubbio non è necessariamente laico, e questo tentativo di esibire ragioni laiche è tanto intelligente quanto sostanzialmente inconcludente, limitandosi a spostare il problema, nel senso che la prospettiva in cui appare il dubbio che l’embrione sia persona è ancora una volta una prospettiva religiosa, nonostante le intenzioni contrarie.

Le c.d. scienze dello spirito concordano nel ritenere che condizione essenziale dell’umanità sia la coscienza. Senza andare troppo sul trascendentale, si dà il caso che le scienze cognitive e tutte le posizioni della attuale filosofia della mente – tutte, comprese quelle dualistiche o variamente spiritualistiche – sostengono che non c’è coscienza in questo mondo se non in una qualche forma di commercio con il corpo, segnatamente con il cervello. Ora si dà anche il caso che l’embrione in questione sia sprovvisto di sistema nervoso in atto. Vogliamo ciononostante affermare che è persona? Quali sarebbero le conseguenze, anche dal punto di vista pratico? Che antropologia è questa? Quali le conseguenze per le c.d. scienze dello spirito, sia dal punto di vita metodologico che sostantivo?

Inoltre, a parere dei sostenitori della attuale legge sulla fecondazione assistita, la comunità scientifica sarebbe al riguardo spaccata in due: da una parte gli scienziati che affermano che l’embrione non è persona, dall’altra gli scienziati che affermano l’esatto contrario. Si tratta di una vera e propria mistificazione. La spaccatura c’è, ma non in questi termini. Ripropone in qualche modo, a distanza di qualche secolo, il dibattito embriologico sulla natura dello sviluppo embrionale, tra coloro che sostenevano che lo sviluppo embrionale è un processo ampiamente spontaneo, senza per questo negare l’importanza dei fattori ereditari, e coloro che sostenevano che la cellula germinativa contiene interamente l’individuo futuro e che quindi lo sviluppo embrionale ha carattere eminentemente deterministico. Etc.

Eppure… eppure resta intatta la validità dell’interrogativo socciano: se l’embrione non è persona, allora vengono meno ragioni plausibili per proibirne il commercio. A questo interrogativo di deve dare una risposta. Quella secondo cui la domanda è fuorviante o chi la formula ha tutti i titoli per essere definito santoriano (o peggio) non è una risposta.


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