D’Anime, d’Animali e d’orfani (di sinistra)

Di Paolo Tatti

Ho una particolare stima per chi ha il coraggio di cambiare idea, di mettersi in gioco senza fare sconti a quello che un tempo era il proprio mondo di vergognarsi delle cose dette in passato.
Adriano Sofri è uno di questi, sta in carcere da anni e paga per una vita da rivoluzionario che oggi non vive più, scrive e ci stupisce per il suo anticonformismo, per la sua scandalosa ragionevolezza e per il saper andare contro la triste demagogia che anima il suo mondo, la sinistra.
Anche Giovanni Lindo Ferretti è personaggio fuori dai cori, è stato il leader dei CCCP negli anni ’80, poi di uno dei migliori gruppi rock italiani, i CSI  e infine dopo la loro morte ha fondato i Pgr.
E’ un artista versatile, immerso nel tempo in cui vive, politicizzato fino all’osso e da qualche anno anche mastro di una bottega sulla comunicazione e la letteratura.
 Io ho conosciuto i suoi dischi e la sua arte in un periodo importante: erano le settimane che precedevano la guerra irakena, era una guerra che io non volevo come non volevo neanche quella pace che da anni uccideva gli irakeni. Fuori dal mondo radicale che portava avanti la proposta “”Iraq Libero” c’erano solo due persone che, da sinistra, si opponevano con ragionevolezza alla demagogia pacifista che dilagava nei balconi e nelle piazze delle nostre città: Ferretti e Sofri, due persone che forse hanno fatto un percorso comune e che oggi si trovano, forse, a vivere esistenze diversissime.
Due tappe certe di questo percorso sono la militanza nel movimento Lotta Continua degli anni settanta e l’impegno per la Jugoslavia degli anni ’90 con Sofri che viveva a Sarajevo tra le bombe e Ferretti che suonava tra le rovine di Monstar; da quelle esperienze nasceranno pezzi come Cupe Vampe che ancora oggi regala l’emozione dell’epoca e rimane attualissimo con quell’urlo “Ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là..”
Io non so se Sofri e Ferretti si conoscano e se si stimino, non so se sappiano che questo percorso comune porterà, forse, un giorno ad avere Sofri leader della vera sinistra libertaria e Ferretti suo vigoroso cantore (anche se lui oggi mai vorrebbe diventare cantore di alcunché).
Sia chiaro: la mia lettura di queste due vite è personalissima ed è contrassegnata da una serie di forse, non sono certo che i due non me la contesterebbero..
Comunque, nei giorni scorsi è uscito “d’anime e d’animali” dei Pgr
Io generalmente non compro i cd il giorno in cui escono, preferisco aspettare che qualcuno li ascolti e me li consigli o me li presti ma stavolta non potuto resistere dopo aver letto l’intervista di Ferretti per Musica di Repubblica:
le interviste di Ferretti sono per il sottoscritto come i comizi di Pannella, i contenuti sono sempre i soliti ma c’è sempre qualche perla straordinaria che li rende imperdibili.
Da quell’intervista si capiva che il politico Ferretti è arrivato ad essere sempre più coraggioso per il suo pensiero su l’Islam, l’Occidente, Israele e la Liberazione dal nazifascismo. Parla anche titolo che è anche una concezione della vita e dell’uomo, quella bestia capace di compiere le peggiori nefandezze e allo stesso tempo concepire opere grandiose:
“Se ci si dimentica che l’anima vive nella dimensione dell’animale, si corrono rischi enormi. Dobbiamo essere in grado di accettare il nostro lato animale in ogni dimensione della nostra vita: religiosa, politica, epica… E comunque, quando parlo di noi, parlo di anime e di animali, di mode mai. Parlo della sostanza del vivere, mai dell’apparenza”.
Ed è così che mi ritrovo in quest’inizio d’estate a riempire le giornate con questo nuovo cd.
A primo ascolto pare che i Pgr abbiano compresso le musicalità elettroniche del primo album per tornare ai suoni di chitarre distorte di Tabula Rasa Elettrificata e alle urla dei CCCP .
Ma essendo incapace di critica musicale è dei testi che voglio parlare. 
In “d’anime e d’animali” c’è la lettura di  Ferretti sulla società odierna: la sinistra che sinistra non è (e annuncia di aver pronto un malloppo di fogli intitolato “Orfano di Sinistra”, speriamo di trovarlo presto in libreria..), il ricordo della Liberazione conquistata dai partigiani e dall’esercito anglo-americano (e Ferretti lo urla a chi non vuol sentire: “ci ha liberato l’esercito anglo-americano, ANGLO-AMERICANO!”), la gratitudine e il ricordo dei nonni che ci hanno preceduto con la loro cultura contadina fatta di mille errori e di abominevoli credenze ma pur sempre parte di noi, c’è la voglia di urlare sono anticlericale e quindi cristiano (da secoli e secoli), c’è il ricordo in Alla Pietra di un concerto improvvisato in taverna;  c’è anche molto amore: per una donna, per i vecchi sindaci emiliani del PCI che anche se analfabeti sapevano governare meglio dei nostri coltissimi politici di oggi, quello epico per i cavalli ma anche verso il popolo ebraico e lo Stato d’Israele.
Su questo punto mi sono molto stupito, ho sempre pensato che si dovessero difendere l’esistenza di Israele in quanto unico baluardo di libertà in medioriente, amare forse no: Israele è pur sempre, ancora, uno stato nazionale.
C’è né anche un’altra di invettiva molto coraggiosa, quella contro quelli che oggi urlano “resistere resistere resistere” infangando la memoria della Resistenza che era ben altra cosa dal nostro tempo.
E’ chiaro il riferimento a quanto disse qualche anno fa inaugurando l’anno giudiziario un leader della sinistra girotondina, Francesco Saverio Borrelli. I partigiani erano di ben altra specie, Resistevano sulle montagne innevate senza tornaconto né vanità: chi crede di fare la resistenza col culo ben riscaldato da una toga è solo un impostore.

Non so se avrà il successo di quelli dei CSI, se verrà apprezzato dai vecchi fans di Ferretti, se sarà una botta al conformismo dilagante, se rischierà di essere frainteso (anzitutto da me), se consacrerà Ferretti come il De Andrè dei giorni nostri o se un disco uscito il 2 Luglio potrà mai essere un evento ma, almeno per me, questo “d’anime e d’animali” lo è.


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