Democrazia pendolare

<b>Di Nicoletta Camoni</b>

Di stranezze, il Parlamento europeo, rinnovato da qualche giorno, ne ha molte: stipendi differenziati per i diversi paesi, rimborsi spese super che coprono costi a volte mai sostenuti (è il caso dei biglietti aerei), possibilità di frequentare gratuitamente corsi di lingue in posti che più che a scuole assomigliano a località di vacanza.

Ma tutto ciò è nulla rispetto al trasloco periodico che l’Assemblea europea (che ha 3 sedi, una a Lussemburgo, per gli uffici amministrativi, una a Bruxelles, dove si tengono le riunioni delle commissioni e delle assemblee plenarie, e l’ultima a Strasburgo, gemella di quella belga) è costretta a subire perché, come stabilisce una clausola del Trattato europeo, è a Strasburgo che una volta al mese devono tenersi le sessioni del Parlamento. Il risultato è che ogni ultima settimana del mese il “circo europeo” si trasferisce da Bruxelles a Strasburgo, concentrando per pochi giorni in questo lembo di terra francese, 3000 persone tra parlamentari, assistenti e traduttori. E con loro centinaia di chili di documenti.

Nei giorni immediatamente precedenti il trasloco, centinaia di scatole di metallo, in gergo chiamate cantine, stazionano nei corridoi della sede di Bruxelles di fronte ad ogni ufficio, ogni tanto qualcuno apre la porta e ci deposita qualche foglio.
L’impressione è quella di una grande evacuazione in corso, ma nessuno sembra esserne preoccupato. Gli stessi funzionari ammettono che si tratta di una follia spostare documenti e persone per tenere delle riunioni che si potrebbero tranquillamente svolgere in sede a Bruxelles, ma l’Europa è fatta di compromessi. E’ proprio da un compromesso franco-tedesco che nasce l’idea della doppia sede: dopo la riunificazione tedesca Parigi accettò l’aumento del numero di deputati tedeschi in cambio del mantenimento della sede dell’assemblea europea a Strasburgo. Ma visto che il cuore pulsante dell’Europa tutta era ed è a Bruxelles era impensabile non avere una sede anche lì.

Regolarmente, ogni anno i deputati cercano di ribellarsi chiedendo di eliminare le sessioni a Strasburgo, troppo scomoda da raggiungere e troppo costosa per i cittadini:150 milioni di euro annui da pagare per hotel e trasferimenti, 222,6 milioni di euro la spesa di mantenimento dell’edificio di Strasburgo. Ma questa scelta dovrebbe essere appoggiata dal Consiglio europeo che però sembra sordo a questa richiesta. Così la prossima settimana i tir carichi di documenti riprenderanno a fare la spola tra Bruxelles e Strasburgo.


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