Europei, Europee e tifoserie

In concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, si apre in Portogallo, con la sconfitta della squadra "padrona di casa", il campionato, europeo pure lui, di calcio.

Lo squadrone portoghese, fortissimo sulla carta, è riuscito a perdere 2 a 1 contro la Grecia, ritenuta unanimemente una selezione di super-pippe, di cui si dava per certa la capitolazione. Il che ha mandato in bestia migliaia di tifosi e, si dice, anche moltissime persone che avevano scommesso con leggerezza sulla vittoria, apparentemente pressoché scontata, del Portogallo.
Ecco. A questo punto, però, siccome ogni bravo giornalista (ahahahahah…ihihihihihihihi…uhuhuhuhuhuhuhu…) che si rispetti deve tener conto delle possibili reazioni del suo pubblico alla lettura dei suoi scritti, comincio a domandarmi come gli utenti di questo sito, tra i pochi ragazzi al mondo che rifiutano di portare il cervello all’ammasso, potrebbero prendere questo articolo.

Insomma, staranno mulinando le vostre testoline di gggiovani lib-lib-lib-e-leg., ma questa è impazzita? Le ha dato di volta il cervello? Mo’ ci tocca pure la Mascioletti in versione calcistica?
Beh, ragazzi miei, pensatela come vi pare; a me la partita di oggi ha ricordato un’altra tornata elettorale europea: quella del ’99, in cui gli sfigati Radicali, contro ogni previsione uscita durante la campagna, conquistarono l’8,5 per cento dei voti, ottenendo ben 7 rappresentanti.
Eccoci, ancora una volta, a distanza di cinque anni; eccoci, rimasti outsider della politica nonostante ad ogni piè sospinto ci proponiamo come alternativa di governo, stremati da due tornate elettorali (regionali e politiche) in cui la gabbia del regime ha ulteriormente stretto le sue sbarre, perché alle scorse europee si è visto: se per una volta riusciamo a sfuggire al controllo sono cavoli amari per tutti.

Perciò ora nessuno, tanto meno qualcuno di noi, si aspetta che riusciamo a ripetere l’otto e mezzo, nessuno pensa che potremo vincere di nuovo, perché la campagna elettorale si è svolta nella più assoluta illegalità, e la maggior parte dei cittadini non è informata del fatto che i sette eurodeputati radicali, nella scorsa legislatura, hanno fatto da soli più di quanto tutti gli altri messi insieme riusciranno mai a fare, sono riusciti da soli ad arginare una deriva illiberale, proibizionista e declamatoria che, partendo dall’Italia, si stava, come la camusiana "Peste", espandendo in Europa, hanno messo in piedi le iniziative più politicamente significative, per quanto è possibile fare politica nel Parlamento Europeo, un organo totalmente privo di potere decisionale.

No, gli italiani questo non lo devono sapere: devono restare intrappolati nel gioco delle tifoserie contrapposte, curva nord-curva sud, bene-male, viva questo-abbasso quell’altro, e meglio se non distinguono tanto bene tra europei (campionati) ed europee (elezioni). Panem et circenses, polemiche sterili su problemi marginali, messaggini della Presidenza del Consiglio e fulvocrinite giornaliste candidate, bandiere della pace e appelli a non votare i piccoli partiti.

Sui problemi seri non una parola, se non da parte dei Radicali, zittiti, una volta di più, come fossero farneticanti Cassandre e non alternativa politica vera, fresca, diversa, seria; come fossero patetici pagliacci e non politici liberali (gli unici liberali dell’Europa continentale?). Risultato? I sondaggi danno i Radicali massimo al 3 per cento, e la gente non sa neanche che ci ripresentiamo alle elezioni.

E allora, ragazzi, la situazione è grave: sembra che non valiamo più un soldo bucato.
Cambiare questo esito, che appare già scritto, credo sia ancora possibile, ma dipende anche dal "gioco di squadra" che riusciremo a fare noi, ragazzi militanti, nel votare radicale e convincere a votare come noi tanti altri ragazzi, magari proprio quelli che dicono "La politica mi fa schifo", "Sono tutti uguali"; possono permettersi di dirlo perché non hanno mai avuto sentore dell’esistenza di un altro tipo di politica, quella che non bada alle convenienze personali, ma a migliorare un po’ la vita di tutti, proponendo soluzioni semplici e spesso geniali a problemi complessi.

La politica non fa schifo, non quella radicale, almeno: convinciamo, convinciamoci di questo, e continuiamo a lottare per non essere seppelliti.

Nel risultato a sorpresa si può ancora sperare.


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