Senatore Pedrizzi? Ma cosa dice?

Sul Secolo d’Italia del 9 giugno 2004, Riccardo Pedrizzi si prodiga in un triste e allo stesso tempo comico articolo in difesa della legge 40/2004. Ad ogni battuta saliente, e un po’ meno ridicola del resto, dell’articolo troverete la mia risposta, la risposta di un liberale.

Innanzitutto, in merito alla stanca litania del "turismo procreativo", mi corre l’obbligo di rilevare che, con lo stesso metro di ragionamento, dovremmo allora legalizzare la droga, per eliminare il "turismo dello sballo" in Svizzera o in Olanda. O legalizzare la pedofilia, per evitare il turismo sessuale nei Paesi orientali. Pedrizzi, offendendo tutte le donne, mette sullo stesso piano droga, pedofilia e sesso a pagamento con la maternità, dimenticando che le donne emigrano a causa della sua legge talebana, perché spinte dal desiderio di avere un bambino con meno sofferenze che in Italia, non certo per godimento personale. L’argomento secondo cui se qualcosa è consentito all’estero deve essere consentito anche in Italia, è privo di senso. Inoltre, sostenere che la normativa in questione discriminerebbe tra ricchi e poveri e tra uomini e donne, è concettualmente sbagliato e fuorviante. Un figlio, infatti, oltre a non essere un "consumo", non è neanche una "conquista": un figlio è un dono. Se poi hai i soldi per permetterti il viaggio e la PMA in cliniche private (a pagamento) all’estero è meglio. Che il figlio sia un dono possiamo essere d’accordo, peccato che ora, per chi ha problemi di fertilità, è diventata una conquista sociale: usufruire del diritto di cura sancito dalla Costituzione. Di fronte alla sempre maggiore subordinazione dell’agire umano al principio dell’utile o del piacere, il pregio di questa legge è proprio quello di riaffermare che il diritto non coincide con i desideri individuali e che il solo fatto di desiderare qualcosa non dà diritto ad averla. Di donne che hanno avuto un orgasmo mentre si sottoponevano ad una fecondazione medicalmente assistita non ne ho mai sentite! Avere un figlio non è un diritto, accedere ad una tecnica medica legale che ti permette di averlo lo è? La fecondazione artificiale non è un metodo alternativo e aggiuntivo di procreare al quale possa accedere chiunque lo desideri, ma solo l’estremo rimedio (non la terapia) ad una infertilità di coppia medicalmente accertata Per caso Pedrizzi pensa che le donne accedano alla procreazione assistita perché la sera prima hanno litigato col proprio uomo e non abbiamo voluto far sesso con lui quella notte? C’è qualcuno che si sottoporrebbe alla PMA se avesse alternative per rimanere incinta? Coloro che reclamano a gran voce libertà di procreazione per tutti sono gli stessi che hanno fortissimamente voluto libertà di abortire per tutti. Dalla rivendicazione di un inesistente diritto ad uccidere il figlio, essi passano alla rivendicazione di un altrettanto inesistente diritto al figlio, considerando il bambino come un oggetto che, in quanto tale, si può uccidere o volere a tutti i costi, a seconda delle voglie. Qui siamo chiamati in causa noi Radicali. Rivendichiamo un diritto di scelta consapevole riguardo la propria vita, un diritto appunto, non una costrizione come questa legge proibizionista. L’aborto, come ora le fecondazione assistita, sono un diritto, una facoltà che ogni persona in grado di intendere e di volere deve poter scegliere in libertà. Non si tratta di voglia, come la si ha di un gelato, si tratta del futuro di una donna e di una famiglia. Da quell’istante comincia ad esistere una nuova cellula umana, dotata di una specifica struttura informazionale, il genoma, che le conferisce una identità individuale. Questa è grossa, seconda forse solo al manifesto della razza (sottoscritta allora, ci tengo a sottolinearlo, anche da Don Agostino Gemelli)! Secondo Pedrizzi il destino di un uomo, le sue esperienze, la sua identità come individuo in tutte le sue forme, sarebbe scritta nel genoma! Alla faccia del libero arbitrio! Ecco il motivo per il quale l’utilizzo a fini terapeutici delle cellule staminali embrionali è un delitto, oltretutto assolutamente ingiustificato dal punto di vista scientifico, dato che le cellule staminali dell’organismo adulto, del sangue, del cordone ombelicale e del tessuto fetale derivante da aborto spontaneo stanno rivelando ogni giorno di più la loro elevata qualità di totipotenza, alla pari di quelle embrionali. Pedrizzi, ma cosa stai dicendo? (non ho voluto dire parolacce) Già per definizione, le cellule staminali adulte non sono totipotenti, le ricerche che si stanno facendo in quel senso sono alternative nel caso le embrionali non funzionassero e, ad oggi, volte a riparare i tessuti dal quale le stesse cellule staminali provengono (esempio: si prelevano e si coltivano le cellule staminali della pelle per creare nuova pelle da apporre su lesioni della stessa persona). Non è vero che gli embrioni già ottenuti e congelati siano destinati a morte certa: si potrebbero adottare, come prevedeva originariamente la normativa in questione. Però la legge non reca alcun indirizzo in questo senso. E adottare da chi? Sia onesto Pedrizzi, permettereste una cosa del genere? Se proprio devono morire, quegli embrioni congelati, li si lasci morire in pace. Solo allora, e solo se sarà possibile accertarne scientificamente la morte, al di là di ogni ragionevole dubbio, si potranno prelevare da essi le cellule staminali. Meno male che il fatto che sia un ignorante l’ha dimostrato senza che lo dovessi dire io! Le cellule staminali morte, mi sembra chiaro, non hanno più la capacità peculiare di una cellula viva di moltiplicarsi. Se ciò fosse possibile potremo anche resuscitare i morti! Siamo di fronte ad un provvedimento, in altri termini, che dice no a quel tipo di scienza che anziché mettersi al servizio della persona umana nella sua dignità ontologica, si mette al servizio dell’utile e dell’edonistico. Siamo di fronte finalmente alla fine di questo proclama cattolico-reazionario! L’utile è ciò che si mette al servizio della persona umana, negare la possibilità di cura e l’accesso a terapie su basi puramente teoriche, filosofiche e teologiche mi sembra molto poco dignitoso e deontologico. Marco Paolemili


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