Non in mio nome…

Mentre Rifondazione Comunista saluta Bush a Roma negandogli il benvenuto e le manifestazioni contro il presidente degli USA si snodano attraverso una Roma blindata, più per causa loro che per i pericoli di attentati, sui manifesti dei Verdi ci sono i volti di Martin Luther King e di Gandhi a dargli il benvenuto.

Qualcuno avrebbe dovuto spiegare agli ambientalisti neopacifisti che pacifismo e nonviolenza non sono la stessa cosa, che l’esistenza di una non presuppone la presenza dell’altra. Forse gli sarà anche sfuggito che le manifestazioni di oggi, mirate a mettere in difficoltà più i cittadini che la "vacanza romana" di Bush, non sarebbero mai venuti in mente al padre della nonviolenza.

La guerra non è la soluzione dei conflitti, una democrazia che utilizza la violenza delle armi è in realtà una forma malcelata di fascismo: lo diceva Gandhi, lo dicono anche i pacifisti e lo diciamo anche noi. Per questo i Radicali proposero prima che la guerra scoppiasse che la soluzione della crisi irachena fosse gestita dall’ONU, con le armi della diplomazia, della politica, con la ragione anzichè con la violenza. Ma i neopacifisti non presero in considerazione questa possibilità. Per coerenza soprattutto (diamogliene atto): quando erano al governo votarono l’intervento militare nella ex Jugoslavia senza l’autorizzazione dell’ONU! A quel tempo la guerra per la pace era necessaria e giusta, anche a fianco degli Americani. Ma è inutile continuare con questo discorso, sappiamo benissimo che questa pace è uno strumento politico al pari della guerra, ricordiamo solo alla Sinistra che fu inventata dagli antichi Romani e che di "Pax romana" parlarono spesso anche Mussolini e i suoi gerarchi. Loro sono contro gli Americani, i guerrafondai che hanno invaso l’Iraq, che maltrattano i prigionieri e che sessanta anni fa, il 4 giugno del 1944 liberarono Roma dai nazisti. Ma quella è un’altra storia, per quella c’è la manifestazione il 6 giugno e una corona di alloro all’Altare della Patria.

E’ triste vedere quelle bandiere della pace sventolare assieme al volto di Che Guevara, tra le bandiere rosse e il viso di Gandhi. Quale parola utilizzeremo adesso per indicare una vita dove non ci siano conflitti armati e dove i problemi si risolvino con la ragione, gli accordi tra popoli e persone e con la civiltà? Avete tradotto la parola pace con "votate per me, a morte gli USA"? Va bene, tenetevela, tanto per me non ha più alcun valore. Ma ora per favore, non stuprate anche la parola nonviolenza, quella lasciatela a chi vuole un mondo diverso.

Marco Paolemili


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