Generazione no

Intervista ad Umberto Galimberti da "L’espresso" del 27 maggio 2004

Mai come oggi la politica è stata così lontana dai giovani, avverte Umberto Galimberti, filosofo e psicoanalista junghiano. “E’ il tragico di una cultura al tramonto che non utilizza le forze biologiche più potenti, li tiene fuori dalle università, dal mondo del lavoro, dalla politica. La meglio gioventù era una promessa. Loro no, ne facciamo a meno”.

<i>Ci sono molti modi di essere giovani: a chi facciamo riferimento, esattamente?</i>
"Un rapporto di due psichiatri francesi appena uscito in Francia rivela che la principale caratteristica dei giovani è l’assenza di futuro. Non tanto in ordine alla sfera politica, ma alla mancanza di una speranza di cambiamento. Nelle generazioni precedenti c’era un’idea di futuro, ora non più. Questi giovani vivono l’assoluto presente. Ed è quello che accomuna i ragazzi del Grande Fratello a quelli che partecipano alle manifestazio¬ni pacifiste o i no global che gridano, ma non progettano".

<i>Come si riflette questa sensazione sul comportamento politico ed elettorale?</i>
“Con una scarsa fiducia nelle forme tradizionali della politica. C’è grande partecipazione nel dire di no a qualcosa. Ma è un moto di rabbia, non di progetto. Non c’è un investimento quieto nei partiti, nel voto, nella rappresentanza così come l’abbiamo conosciuta per tanto tempo”

<i>Un tempo tra un giovane di destra e uno di sinistra passavano modi opposti di vestire, di parlare, comportamenti alternativi. Oggi esiste ancora questa differenza?</i>
“lo direi di sì. Ma è una differenza antropologica, non politica. In modo schematico, il ragazzo di sinistra ha un cuore, è portatore di una certa sensibilità. Accanto al sentimento c’è il principio di realtà: arrivano i problemi legati ai lavoro, alla famiglia, il cuore non si estingue ma cerca un compromesso. Il ragazzo di destra ha il cuore rattrappito sulla difesa dei suoi privilegi”.

<i>Però esiste anche un idealismo di destra.</i>
"Certamente. Anche il fascismo conteneva una forma di idealismo. Ma sono principi primordiali, come la forza fisica, valori che appartengono al passato".

<i>A sinistra, invece, si avverte una certa stanchezza. Giovani seri, riflessivi, che a volte però danno l’idea di essere precocemente invecchiati…</i>
“Bisogna ammettere che il partito riformista, i tre che si sono associati nel Triciclo, prevede un equilibrio che per i giovani non si annuncia folgorante. Per un ventenne è sicuramente più accattivante Bertinotti di Rutelli. Capisco mettere l’accento sul realismo, sulla moderazione. Ma si rischia di restare nel mezzo, con altri partiti del centro-destra che sono mollo più bravi a recitare questa parte".

<i>Il 13 giugno per la prima volta va a votare per elezioni nazionali la generazione 11 settembre: quanto pesano guerra e terrorismo nella scelta del primo voto?</i>
"Io prevedo una scelta per l’Europa. Nonostante il sospetto che l’Unione sia una pesante macchina burocratica, i giovani sono molto più entusiasti dell’Europa di quanto fosse la mia generazione. Viaggiano, parlano le lingue, studiano all’estero, sono abituati a superare le frontiere nazionali. Il loro voto può prefigurare un’Europa diversa dalla logica americana, un’Europa che gestisca il traballamento del mondo seguito all’11 settembre in modo meno primitivo degli Stati Uniti. L’Europa che ha le sue radici nella Grecia, il continente dove si parla, dove si fanno le guerre ma si discute".

<i>E il popolo Arcobaleno? È stata la grande novità degli ultimi due anni.</i>
"Nelle grandi manifestazioni della pace abbiamo assistito all’abbraccio tra giovani cattolici e giovani di sinistra, a conferma che tra i due ideali esiste una parentela assoluta: la spinta etica che ti porta a sognare cieli nuovi e terre nuove. Ma non credo che le bandiere della pace si possano trasformare in scelte elettorali. Dicono no alla guerra, poi è difficile sapere chi le interpreta politicamente".

<i>Esiste un giovane berlusconiano?</i>
"Altrochè. Non è frequente incontrarlo
nelle università, soprattutto in facoltà umanistiche. Lo vedo presente tra i giovani imprenditori Veneti che provengono da industrie a conduzione familiare oppure tra gli informatici che credono di avere tra le mani il progresso e si trovano in prossimità con il Grande Comunicatore”.

<i>Negli Usa, però, il popolo di Internet spingeva Howard Dean, il candidato più radicale. Poi si è votato e alle primarie ha vinto John Kerry.</i>
 "Nella comunicazione informatica c’è una leggerezza analoga a quella televisiva, disimpegnata. Una leggerezza sentimentale, quindi il berlusconismo”.

<i>In cosa Berlusconi affascina i giovani? </i>
“Li tocca nell’irrazionalità. Una volta chiesi al filosofo Aldo Gargani i motivi per cui vota Berlusconi. ”Perché mi dà energia", mi rispose. Quelli di sinistra, i Violante, gli Aungius. non esprimono energia, non catturano l’irrazionalità".

<i>Ora però Berlusconi sembra in calo…</i>
“Berlusconi perde voti perché ha perso energia: se la riprende torna a vincere” 


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