Londra, paradiso dei medici

<i>Articolo di Angelo Meli per il Giornale di Sicilia</i>

Provate a immaginare una Asl che ai propri dipendenti offre aromaterapia e massaggi cinesi antistress, fondi e tempo per curare la ricerca scientifica e l’aggiornamento professionale, una casa ben  arredata, un ambiente sociale medio alto e uno stipendio da 85 a 105  mila euro l’anno.
Il paradiso dei medici è in Gran Bretagna.
L’estasi di una professione apprezzata e ben pagata la stanno già  provando alcuni medici italiani che hanno trovato lavoro da quelle  parti. E altri la proveranno a breve termine. Da Pavia a Palermo, il  governo di Londra ha avviato uno dei più grandi reclutamenti mai  registrati dalla storia. Sinora ne sono stati assunti 25, di cui 5
siciliani, molti altri ne saranno presi entro quest’anno.

"In Gran Bretagna apprezzano la nostra professionalità e la  valorizzano – spiega il palermitano Ettore Guaia, dirigente medico in  aspettativa della Asl 6 che da due mesi lavora con contratto  Fellowship nell’Essex, a Est di Londra – È difficile non accettare le
loro vantaggiosissime condizioni".
Guaia è un neuropsichiatra, ha firmato per un anno rinnovabile di un altro, ma non esclude di restare per sempre.
"Specialmente da quando c’è il collegamento aereo diretto tra Palermo e Londra – spiega – i disagi della distanza sono spariti". Ogni 15 giorni Guaia torna in
Sicilia o i suoi due figli e la moglie lo raggiungono nella bella  casa che la sanità britannica gli ha fatto trovare arredata di tutto punto. E non solo non ha dovuto rinunciare alla docenza universitaria
che da anni regge nell’ateneo palermitano, ma ha anche avviato un progetto di ricerca con l’ateneo londinese. Facilitato e incentivato  dal sistema sanitario nazionale inglese. Oltre a una segretaria personale, un giorno libero alla settimana per studiare e altri benefit.

Perché tutte queste attenzioni per i nostri medici? Semplicemente  perché il premier Tony Blair ha deciso di raddoppiare i servizi sul  territorio e si è trovato senza professionisti. Contro una media  europea di 360 medici per mille abitanti, in Gran Bretagna la media crolla a 170 (l’Italia è in regola) ed è diventato urgentissimo  trovare subito medici sul mercato internazionale. Offrendo loro molto  più di quanto ricevono in patria.
E in Italia questo non è difficile: nelle guardie mediche dove  vivacchia la maggior parte dei giovani laureati non si guadagna più di 10 euro l’ora, pari a 1.600 euro al mese che sfigurano notevolmente di fronte ai 5/6.000 offerti dal servizio sanitario
britannico nei primissimi tempi d’ingaggio.
 
"Ma non è solo questione di soldi – racconta Amelio De Rosa, 39 anni,  ex titolare di guardia medica in Abruzzo e ora General practitioner a  Wigan, una città vicino Manchester – È soprattutto il lavoro
soddisfacente che ti spinge a restare da queste parti e il calore  della gente". De Rosa è volato lì insieme con la moglie Luisa Moscia  (medico anche lei) e la piccola Sabrina di 3 anni. "Ogni fine
settimana siamo invitati dai vicini o li invitiamo noi. Sembra che  stiamo qui da anni e ci viviamo solo da febbraio". Ovviamente, confermeranno il contratto per un altro anno e poi per sempre. Non si fugge dal paradiso.

Entusiasta, ma veramente entusiasta, anche Riccardo Benci, 42 anni,
di cui 4 passati come medico della mutua a Fiumicino. Benci è stato  il primo italiano a trasferirsi in Gran Bretagna, dieci mesi fa. Lui  è uno "specialista in medicina di famiglia" che vive e lavora a Darlington, a Nord di York. Si considera mezzo inglese, appassionato di rock, da sempre ha vissuto per lunghi periodi tra le nebbie londinesi. "Ho saputo che c’era carenza di ‘practitioners’ leggendo una rivista specializzata inglese – racconta – e subito mi sono iscritto al General Medical Council (l’analogo dell’Ordine dei medici
italiano, ndr) per accelerare i tempi".
È stato tanto bravo da essere assunto e poi promosso formatore degli altri professionisti provenienti dall’Italia.
"Il medico di famiglia è importantissimo nella scala gerarchica inglese ed è molto stimato – spiega – segue tutta la famiglia dalla nascita alla morte. E se manda un paziente dallo specialista, le sue relazioni sono determinanti".
Non come a Fiumicino, dove volevano costringerlo a scrivere ricette su ricette e a inviare i pazienti per analisi in laboratori
specialistici di cui non c’era alcun bisogno. Solo per far spendere qualche soldo in più alla Asl.
In Gran Bretagna non si può. Non si usa. E se qualcuno lo fa e viene scoperto, è subito espulso dall’Ordine.


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